Arrivato sul Netflix nel 2018, Violet Evergarden è l’adattamento anime delle light novel di Kana Akatsuki. Composto da una serie in tredici episodi, un OAV e due film che ne concludono la storia, ancora oggi rimane un’opera dal forte impianto drammatico e maturo, che offre spunti di riflessione non da poco accompagnati da una qualità visiva senza sbavature.

L’epistola come voce del proprio sé

Se c’è una cosa che si comprende guardando Violet Evergarden, è quella che la scrittura, qui, non è solo un semplice mestiere, ma un vero e proprio atto di mediazione emotiva tra passato e presente, tra il dolore e la consapevolezza di questo, tra ciò che non si sa dire con parole proprie e ciò che – finalmente – trova la giusta forma della voce.
Tratto dalle light novel di Kana Akatsuki, l’anime (composto da 13 episodi più un OAV) diretto da Taichi Ishidate si muove in un mondo post-bellico e che porta ancora le cicatrici della guerra. Un contesto segnato dalla violenza e dalla perdita, in cui la pace non coincide con la guarigione, ma apre interrogativi più profondi sul senso dell’esistenza.

La protagonista Violet è introdotta come un residuo del conflitto: addestrata a combattere fin dalla tenera età e, di conseguenza, incapace di comprendere le emozioni, ha sul corpo i segni indelebili delle atrocità della battaglia. Il suo percorso, pertanto, non è quello di una redenzione classica ma di una lenta educazione sentimentale che passa dall’ascolto degli altri e dal confronto con il proprio trauma.
Le lettere come specchio dell’anima

Attraverso il lavoro di bambola di scrittura automatica, Violet diventa veicolo delle emozioni altrui. Ogni lettera scritta è un frammento di vita, un dolore elaborato, un lutto superato, un amore confessato. La scrittura assume, così, un valore terapeutico e narrativo, capace di tradurre l’indicibile.
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In tal modo la protagonista impara, giorno dopo giorno, i significati profondi che ogni tipo di emozione e sentimento portano insiti in sé. Una ‘scoperta’ quotidiana che la aiuta a plasmare il proprio Io.
L’episodio speciale e i due film

E un giorno, capirai che cos’è l’amore è l’OAV che si inserisce come momento di respiro e approfondimento. Cronologicamente situato tra quarto e quinto episodio dell’anime e meno legato alla progressione narrativa, lo speciale è più attento alle sfumature emotive, facendo emergere con forza la dimensione quotidiana del lavoro di Violet fatta di attese, silenzi e piccoli gesti carichi di significato
Eternity and the Auto Memory Doll, invece, è il primo film che amplia l’universo emotivo della serie attraverso una storia di separazione e sorellanza, avviandosi verso il vero e proprio finale. Violet, qui, diventa osservatrice e mediatrice, ma anche testimone di come l’amore possa assumere forme e sfumature diverse – spesso dolorose – eppure necessarie.
Violet Evergarden: Il film è il secondo lungometraggio e atto conclusivo che porta il racconto a compimento, affrontando il nodo centrale dell’opera, ossia l’accettazione del passato e la possibilità di un futuro tanto personale quanto del progresso (quest’ultimo capace di rimpiazzare ma – al tempo stesso – di accorciare le distanze). Senza tradire la delicatezza della serie, il film lavora sulla memoria, l’attesa e la riconciliazione, offrendo una conclusione emotivamente potente.
Cosa resta di Violet Evergarden oggi: una storia matura tra poetica visiva e musicale

L’animazione iper dettagliata e altamente curata di Kyoto Animation e la colonna sonora contribuiscono a costruire un’esperienza sensoriale coerente e misurata. Tra anime, OAV e film, nulla è ridondante: ogni inquadratura, ogni silenzio, ogni nota accompagna lo spettatore nel mondo interiore di Violet.
Nella sua crossmedialità, Violet Evergarden è un dramma esistenziale che parla di perdita, empatia e crescita interiore con rara sensibilità. Un’opera che attraversa più formati senza perdere coerenza e che trova, nella scrittura, il suo gesto più umano: quello di tendere la mano all’altro.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
