Come da tradizione televisiva ormai consolidata, Una poltrona per due torna in onda il 24 dicembre su Italia 1, confermandosi uno dei rituali natalizi più longevi e riconoscibili del cinema mainstream.

La trama

A Philadelphia, due anziani e cinici finanzieri, i fratelli Mortimer e Randolph Duke, scommettono sul destino di due uomini agli antipodi: Louis Winthorpe III (Dan Aykroyd), agente di cambio di successo, e Billy Ray Valentine (Eddie Murphy), piccolo truffatore di strada che si spaccia per veterano della guerra in Vietnam. Nel giro di pochi giorni, le loro vite vengono capovolte, dimostrando quanto il confine tra privilegio e marginalità sia più fragile di quanto sembri.
Una commedia che usa la risata come arma sociale

Sotto la superficie della commedia brillante, Una poltrona per due costruisce un meccanismo narrativo sorprendentemente affilato. John Landis sfrutta la struttura del ‘gioco crudele’ per mettere in scena una satira sul capitalismo americano e sulla retorica del merito. Il cult di Natale racconta un mondo in cui il valore umano è misurato esclusivamente in termini economici. Basta perdere il conto in banca per diventare invisibili mentre, indossando l’abito giusto, si è accettati senza troppe domande.
La risata in Una poltrona per due non nasce solo dalle gag e dal dialogo serrato, bensì dal continuo smascheramento delle ipocrisie sociali. Quella nel film di Landis è una tipologia di comicità che funziona perché colpisce dal basso, osservando il potere con distacco e ironia.
Eddie Murphy e Dan Aykroyd, un equilibrio perfetto

La forza motrice di Una poltrona per due risiede nella chimica tra Eddie Murphy e Dan Aykroyd. Il primo è magnetico, irriverente, padrone assoluto dei tempi comici e capace di trasformare ogni scena in un’esibizione di carisma. Il secondo, invece, lavora per sottrazione, rendendo credibile il crollo progressivo di un uomo convinto che il successo sia un diritto acquisito. Il contrasto tra i due attori diventa il vero motore narrativo del film.
Non a caso, lo scambio di ruoli non è solo narrativo bensì altamente simbolico. Una poltrona per due, senza mezze misure, gioca con gli stereotipi per smontarli, lasciando che siano i personaggi – e non una morale esplicita – a raccontare il fallimento del sistema sociale.
Accanto a loro, Jamie Lee Curtis si rivela una presenza fondamentale. Fattasi le ossa come final girl nell’horror di fine anni Settanta (indimenticabile in Halloween – La notte delle streghe di John Carpenter) e inizio Ottanta, il suo personaggio non è una semplice spalla ma un contrappunto morale che osserva il sistema dall’esterno e ne mette in luce le contraddizioni.
Un rituale natalizio che va oltre la nostalgia

Il motivo per cui Una poltrona per due continua a funzionare ogni 24 dicembre non è solo la consuetudine televisiva. L’opera di Landis riesce a essere rassicurante e sferzante allo stesso tempo, qualità rara per una commedia diventata tradizione. Il Natale fa da sfondo, tuttavia non ne addolcisce il racconto.
Anzi, semmai la festività natalizia accentua il contrasto tra la favola delle feste e la crudeltà di un mondo governato dal denaro. Rivederlo oggi significa cogliere nuove sfumature, soprattutto nel modo in cui affronta disuguaglianze, privilegi e mobilità sociale. Ed è forse proprio questo il suo segreto: dietro l’apparente leggerezza, Una poltrona per due continua a dirci qualcosa di profondamente attuale.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
