Il film che ha ridefinito l’action anni Ottanta e trasformato il personaggio di John McClane nonché l’attore Bruce Willis in un’icona cinematografica, diventando, nel tempo, un classico natalizio unico nel suo genere.
La trama

Giunto a Los Angeles per trascorrere le festività natalizie insieme ai figli e alla moglie Holly (Bonnie Bedelia), con la quale sta vivendo un momento di crisi, John McClane (Bruce Willis), esperto poliziotto di New York, fa tappa al Nakatomi Building, il nuovo grattacielo della società per cui lavora Holly. Durante il party di Natale organizzato per i dipendenti, John si apparta in bagno per rinfrescarsi dopo il lungo viaggio quando, un commando armato di criminali guidati da Hans Gruber (Alan Rickman), fa irruzione nell’edificio.
L’obiettivo è mettere le mani sui 640 milioni di dollari custoditi nel caveau. Da solo e in netto svantaggio numerico, McClane dà inizio a un confronto serrato con Gruber e i suoi uomini, pur di salvare gli ostaggi e mettere in salvo sua moglie.
La nascita di un classico

Tra le opere cardine degli anni Ottanta, Trappola di cristallo (Die Hard, 1988) è diventato negli anni non solo un punto di riferimento imprescindibile del cinema d’azione, ma anche – e sempre più apertamente – un classico natalizio atipico e amatissimo. La sua storia si svolge infatti interamente durante la notte della vigilia, con il contrasto tra decorazioni festive, atmosfere di apparente serenità e violenza improvvisa che contribuisce a rendere l’opera iconica e riconoscibile. Nel tempo, questo contrasto è diventato parte integrante del suo fascino, trasformando il film in una sorta di ‘anti-racconto di Natale’ che, proprio grazie alla sua impostazione, si è guadagnato una consolidata tradizione di visioni stagionali.
Basato sul romanzo Nulla è eterno, Joe di Roderick Thorp e diretto da John McTiernan – lo stesso autore del magnifico Predator – il film incarna alla perfezione la formula dell’action di alto livello. McTiernan procede per addizione mescolando humour, tensione e violenza con una precisione che rende la sua equazione narrativa semplice solo in apparenza. A renderla straordinaria è infatti la sua capacità di orchestrare ritmo, claustrofobia e caratterizzazione, partendo proprio dal protagonista.
L’equazione perfetta di McTiernan

John McClane, interpretato da un Bruce Willis in stato di grazia, inaugura una nuova tipologia di eroe: non il colosso muscolare alla Schwarzenegger o Stallone, ma un uomo comune, sarcastico, vulnerabile e costretto a improvvisare, che si muove scalzo, ferito e coperto di polvere attraverso condotti d’aerazione e piani in costruzione. Il suo celebre «Yippee ki-yay» è ormai parte della cultura pop.
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Sul fronte opposto, Hans Gruber è un antagonista memorabile: elegante, calibrato, calcolatore. L’interpretazione di Alan Rickman, al tempo al suo esordio cinematografico, dona al personaggio un carisma glaciale che funge da perfetto contraltare all’irruenza di McClane. È proprio su questa opposizione – l’uomo comune contro la mente criminale – che McTiernan costruisce un thriller d’assedio magistrale.
Il Nakatomi come luogo di tensione, umorismo e azione

Il Nakatomi diventa un personaggio a sé: quaranta piani di cemento, vetro e acciaio che si trasformano da ambiente lavorativo a labirinto minaccioso, una trappola verticale dove ogni piano rappresenta un nuovo livello del conflitto. McTiernan comprime lo spazio, spinge lo spettatore accanto a McClane in condotti e vani tecnico-industriali, esaspera la tensione in una progressione di scontri, esplosioni e inseguimenti che aumentano il senso di claustrofobia. L’estetica della violenza, erede della tradizione peckinpahiana, è pervasiva ma sempre equilibrata da momenti di umorismo e dalle comunicazioni radio con il sergente Al Powell, che aggiungono una nota umana e permettono al film di giocare con le dinamiche del buddy cop senza cadere nella caricatura.
Tra sparatorie, battute fulminanti, sequenze divenute patrimonio collettivo e una cura registica impeccabile, Trappola di cristallo rimane una vera lectio di cinema d’azione. Ma è il suo peculiare legame con il Natale – tra musiche festive, luci dell’albero e un’atmosfera di falsa tranquillità che esplode in caos – ad averne consolidato lo status di cult natalizio sui generis, amato tanto quanto le pellicole più tradizionali del periodo. Pur avendo generato numerosi sequel – tra cui spicca Die Hard – Duri a morire (1995), sempre firmato da McTiernan – il primo capitolo resta insuperabile: un sempreverde che, ogni dicembre, continua a essere riscoperto come uno dei più originali e sorprendenti film di Natale mai realizzati.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
