Proiettato come evento speciale durante il festival Evangelion:30+; 30th Anniversary of Evangelion tenutosi alla Yokohama Arena dal 21 al 23 febbraio 2026, The Only Neat Thing To Do è il cortometraggio di Evangelion pensato e realizzato per festeggiare i trent’anni dell’opera di Hideaki Anno. Una piacevole chicca che ‘chiude’ l’arco narrativo nella sua crossmedialità (serie anime, film cinematografici e manga) dando spazio alla figura di Asuka Sōryū Langley e alla sue sfaccettature. Il risultato è quello di un esperimento decisamente divertente ma anche nostalgico. Disponibile su YouTube sul canale dello studio Khara.

La trama

Sul palco di un piccolo teatro, entrano Asuka Sōryū Langley e Asuka Shikinami Langley, la prima in uniforme scolastica mentre l’altra con indosso la Plugsuit dell’Eva-02. Entrambe spigliate e dalla parlantina facile, le due Asuka si confrontano e ripercorrono diversi eventi che prendono le mosse tra Neon Genesis Evangelion, The End of Evangelion e la Rebuild reinterpretandoli a modo loro e spodesdando, de facto, Shinji Ikari come protagonista principale e Rei Ayanami come comprimaria di rilievo.
Un gioiellino crossmediale

Nelle settimane scorse, dopo l’annuncio di studio Khara dello speciale cortometraggio per i trent’anni della creatura di Hideaki Anno proiettato nel contesto del festival Evangelion:30+; 30th Anniversary of Evangelion, l’hype e con esso la sana curiosità non hanno fatto altro che alimentare speculazioni e scenari su questo atteso progetto. Diretto da Naoyuki Asano, corroborato da Kazuya Tsurumaki, Ikki Todoroki e Shinji Higuchi (tutti e quattro hanno lavorato nella realizzazione della Rebuild of Evangelion), The Only Neat Thing To Do (visionabile a fine articolo tramite collegamento a YouTube) è un’opera nell’opera, un prodotto ibrido e metatestuale che dialoga con se stesso ma anche – e soprattutto – con gli spettatori.
Ripercorrendo alcuni dei momenti salienti di Neon Genesis Evangelion, The End of Evangelion e dei quattro film che compongono la Tetralogia cinematografica, le due Asuka in scena si confrontano tanto sui propri traumi (il dolore della perdita nascosto dietro alla maschera di arroganza e sicurezza, il rapporto conflittuale di amore e odio con Shinji e la competitività con Ayanami) quanto sulla questione del What If. Ed è proprio da questo escamotage che il cortometraggio plasma la sua raison d’être, prendendo scene e sequenze provenienti dalla serie e dalla Rebuild e intrecciandole con i riferimenti al manga ma anche alla serie dilight novel Neon Genesis Evangelion – Anima.
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In queste reinterpretazioni, Asuka è la protagonista assoluta al posto di Shinji, riscrivendo le coordinate di trama a suo favore in un mix di estetica e animazione similare a quella della Rebuild intervallata da quella anni Novanta sia originale sia adattata, ex novo, per il cortometraggio. Tuttavia a primo acchito, considerando il tono scanzonato e alquanto slapstick dell’ensemble, The Only Neat Thing To Do potrebbe sembrare una semplice e divertita trovata all’insegna dell’autoreferenzialità al franchise di Evangelion ma, nella realtà dei fatti e sotto la pelle di entertainment, il cortometraggio nasconde una testualità profonda e non indifferente che, a maggior ragione, dona importanza alla sua esistenza intesa come ventisettesimo episodio di Evangelion.0
Ri(scrivere) la storia per superare i traumi

Tra spezzoni della serie anime e della Rebuild, reference a The End of Evangelion e temi musicali iconici (a partire da Asuke Strikes! che apre il cortometraggio, passando per Komm, süsser todd, Tsubasa wo kudasai e l’immancabile A Cruel Angel’s Thesis riarrangiata e che chiude il tutto), l’errore più grande che si potrebbe commettere guardando The Only Neat Thing To Do è quello di pensare di trovarsi di fronte a un patchwork compiaciuto, un semplice omaggio all’opera di Hideaki Anno fresca delle sue trenta candeline.
Ma da dietro il ‘revival’ di scene iconiche, traspaiono i traumi di Asuka, i conflitti interiori e le vicissitudini vissute (e subite) in Neon Genesis Evangelion ma anche nella Tetralogia. Ed è qui, in questa particolarità che il cortometraggio nasconde, tra umorismo ed eventi alternativi, l’eterno conflitto interiore della Second Children e la dualità del personaggio (serie e Rebuild) portata in scena, diviene simbolo del superamento di quella Ombra junghiana che la rappresenta. In questa dimensione celebrativa, Asuka non è più una comprimaria ma la protagonista e, pertanto, assurge a raggiungere la serenità ed essere felice.
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In The Only Neat Thing To Do Asuka non cerca più occhi che la guardino, frasi che la compiacciano o sicurezza dell’esistere: come in un loop, ogni scena viene interrotta e rimpiazzata da un’altra, affinché Asuka possa costruire, a proprio piacimento, il suo concetto di sicurezza e felicità, facendo tabula rasa di tutto il negativo e il dolore che l’ha segnata nell’anime, in The End of Evangelion e nella Rebuild.
Più di un semplice cortometraggio celebrativo

A rendere il tutto davvero notevole e altamente godibile, è la regia di Naoyuki Asano che ibrida echi alla Anno a quello che è il proprio stile visivo, donando ritmo e ‘velocità’ a un piccolo (ma immenso) lavoro che condensa tre decenni di Evangelion in soli 14 minuti di durata. Dosando umorismo e introspezione, seppur quest’ultima sia celata da una patina di leggerezza, e concedendo il giusto spazio ai camei di tutti gli altri personaggi della saga crossmediale, The Only Neat Thing To Do è, senza dubbio alcuno, il finale felice per Asuka, il raccordo che ‘chiude’ i tre epiloghi (The End of Evangelion, manga, Rebuild) sotto un’ottica di ottimismo e di accettazione del mondo, delle persone e della vita. Un’accettazione che dà sicurezza e, di conseguenza, senso alla propria ragion d’essere.
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The Only Neat Thing To Do è – a maggior ragione – più di un semplice cortometraggio celebrativo: è un commosso e nostalgico grazie a Hideaki Anno ma anche agli spettatori tanto di vecchia quanto di nuova data, un raggiungimento della parola ‘fine’ per il passato, un commiato ai fan e un invito, a questi, di accettare il futuro che verrà, come nel caso della nuova serie di Evangelion a cui sta lavorando Yoko Taro. Perché Evangelion non finisce ma ritorna sempre, proprio come nei suoi loop narrativi.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
