Dopo cinque stagioni andate in onda fin dal 2019, The Boys si congeda dagli spettatori di Amazon Prime Video con una final season non perfetta ma decisamente segnante. Tra uscite di scena clamorose, scenari sempre più disperati, umorismo nero e iperviolenza, la creatura di Eric Kripke cala il sipario con un finale – per certi versi – volutamente aperto e diverso dalla controparte cartacea, tuttavia mantenendone intatti gli stessi messaggi e instillando una certa nostalgia.

La trama

Il mondo è ormai sotto il controllo totale di Patriota (Antony Starr), diventato un vero e proprio tiranno, mentre Starlight (Erin Moriarty) guida una fragile resistenza clandestina. I Boys sono dispersi e in parte imprigionati, ma Billy Butcher (Karl Urban) torna in scena con un piano estremo: utilizzare un virus capace di sterminare tutti i Super.
La fine di un’era televisiva
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Nel corso degli anni, The Boys ha sempre dato l’impressione di essere una di quelle serie potenzialmente senza fine. Eppure, dopo ben 7 anni e 5 stagioni, i protagonisti dell’adattamento televisivo dell’omonimo fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson hanno salutato gli spettatori con un ultimo, esplosivo e disarmante episodio. Ciò nonostante, The Boys esce di scena a testa alta, con una quinta stagione certamente non priva di alcuni difetti (in particolare, alcuni passaggi di trama dal sapore decisamente da filler o ancora il personaggio di Soldatino non sfruttato appieno e alquanto contrastante nelle vicende) ma nettamente superiore alla precedente, rivelatasi alquanto sottotono e di transizione verso il gran finale.
Nell’arco temporale di sette anni, The Boys ha sancito un nuovo standard nella serializzazione televisiva e supereroistica: inondare il piccolo schermo con tutto il marciume, la perversione e la violenza di cui, esseri dotati di capacità sovrumane e poteri, possono essere capaci. L’obiettivo della serie di Eric Kripke, infatti, era quello di decostruire il mythos di cotanta iconografia fumettistica, spaziando dai lidi della DC Comics a quelli della Marvel e consegnando, così, un roster di personaggi inquietanti, deplorevoli ma – al tempo stesso – accattivanti.
The Boys è riuscita in tutto questo, mettendo su un worldbuilding e una lore dinanzi ai quali è stato impossibile rimanere indifferenti. E la quinta stagione, de facto, non ha solo sancito la conclusione di una storia, bensì ha chiuso il cerchio di un percorso durante il quale, anche i buoni, sono stati toccati dal male, rischiando di rimanerne contaminati. Non a caso, così come finisce la quarta stagione, la quinta comincia con Patriota ormai fuori controllo e con gli Stati Uniti piegati alla sua volontà, mentre il gruppo dei Boys capeggiati da Billy Butcher si è smembrato per via del corso degli eventi.
Un’ultima stagione al passo coi tempi geopolitici

Quello che più colpisce della quinta stagione di The Boys è la tremenda similitudine coi tempi geopolitici attuali, con particolare attenzione alla presidenza Trump e alla controversa questione dell’ICE, ricostruita nella messa in scena di campi di concentramento per gli Starlighters e con i rastrellamenti attuati da polizia, unità specifiche e Super della Vought, un vero e proprio esercito che risponde a Patriota e nemmeno più al presidente degli Stati Uniti, ridotto a mera pedina (sacrificale).
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Forse, tale aspetto potrebbe sembrare fuori tempo massimo eppure, la distopia posta al centro della stagione finale, paradossalmente ‘coincide’ alla perfezione con la realtà. Ed è proprio per questo che The Boys, nel suo ultimo atto, risulta essere ancora più inquietante che in passato. Naturalmente, ciò è stato possibile perché, la serie di Eric Kripke, non ha mai cambiato pelle. Tra metatestualità, autorefenzialità (i camei di Jared Padalecki e Misha Collins che danno vita alla reunion con Jensen Ackles post Supernatural) e un impianto narrativo alla Paul Verhoeven, The Boys ha mantenuto alta l’attenzione per tutte e cinque le stagioni, senza mai cadere nel già visto anzi, rivelandosi sempre al passo coi tempi.
Cosa non è mai cambiato (e ha funzionato)

Gli elementi cardine di The Boys, dal 2019 a oggi, non sono mai mutati, rimanendo dei punti fermi all’interno della serie. Kripke ha trasposto non solo una parodia supereroistica volutamente caustica e grottesca, ma ha messo su una continua analisi sul potere dei media e dei social, portando sullo schermo gli effetti di cotanto narcisismo ed egoriferimento di cui, i Super come Patriota, ne sono afflitti.
Di pari passo, stagione dopo stagione The Boys ha alzato sempre più l’asticella, osando mostrare scene difficili da immaginare, alternandole a depravazioni di ogni sorta e a una violenza scioccante e puramente degna degli horror più gore e splatter. Insomma, un continuo aumentare la dose che, di certo, non ha guastato poiché l’anima di The Boys, a partire fin dal materiale di origine e dalla prima stagione, è stato sempre all’insegna dell’eccesso, in tutti i sensi.
Personaggi all’apice, uscite di scena e nuovi ‘dei’ caduti

Proprio per questo, l’evoluzione dei personaggi con l’alternarsi delle stagioni, rendendo sempre più sfocato quel flebile confine che separa il bene dal male. In sette anni, si è assistito a un crescendo di follia e di sprofondamento nel baratro, a partire dai due contraltari Patriota e Billy Butcher, due poli opposti eppure complementari nei reciproci piani. Se Patriota si autoproclama il nuovo ‘dio’ d’America e del mondo, Butcher è l’ ‘anticristo’ di Patriota, l’arma ultima per fermare un potere ormai totalmente fuori controllo e misura.
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E qui entra in gioco la componente drammatica di The Boys che, in mezzo all’iperviolenza e alle situazioni iperbolicamente eccessive e nerissime, porta alla luce il tratteggio maturo di un’opera non pensata solo per intrattenere, ma per far riflettere. Il messaggio principale dell’ultima stagione di The Boys è: quando sei alle strette, a quanto sei capace di rinunciare pur di fermare l’irreparabile? Difatti, ciò che più colpisce dell’atto finale di The Boys sono le alleanze impensabili e le conseguenti espiazioni dei propri peccati. Si assiste, dunque, ad alleanze che diventano tragiche uscite di scena (come quella di A-Train e – soprattutto – quella di Frenchie), atti di giusta giustizia (la dipartita di Abisso) nonché epifanie e catarsi.
Nonostante si discosti dal finale dell’opera originale, The Boys ristabilisce l’equilibrio trovando la tara sul versante umano per quanto concerne la conclusione televisiva. Alla fine della giostra, anche un ‘dio’ in Terra come Patriota paga pegno: non più come ‘superuomo’, bensì come uomo comune spogliato da qualsivoglia potere e in preda al terrore più puro. Lo scontro finale nello studio ovale della Casa Bianca tra Patriota, Butcher, Kimiko e Ryan non è solo qualcosa di iconico, ma segno della fine tangibile di una dittatura (e qui, il sottotesto politico deflagra a piena potenza).
Una conclusione tra redenzione e sapore di nostalgia

The Boys chiude in maniera tanto epica quanto spiazzante, portando a compimento il destino di alcuni personaggi e aprendo le vite di altri a nuove possibilità. Questo perché, la pace, non passa solo per la fine di una lunga, estenuante e apparentemente missione suicida senza fine ma anche – e soprattutto – per l’atto di pietas. Lo stesso che compie Hughie nei confronti di Billy Butcher, ormai mina vagante che trova la pace esistenziale per mano di quello che, nel corso delle stagioni, è stato ritenuto (erroneamente) l’anello debole (ma fedele e veramente amico) dei Boys.
The Boys finisce così: chiude non solo gli archi narrativi che si sono susseguiti in ben cinque stagioni, ma anche quelli personali dei personaggi. Tra giustizia e il raggiungimento di una pace globale e personale a lungo inseguita, il messaggio che traspare, in particolare nell’ottica della risoluzione Hughie-Butcher, è quella che nonostante l’orrore e la violenza a cui si è assistito, il bene e la purezza di alcuni sono rimasti intatti. Dal finale, per certi versi, aperto e che lascia spazio a potenziali nuovi progetti, The Boys si accommiata dagli spettatori all’insegna della redenzione e con un sapore marcatamente nostalgico. D’altronde, a maggior ragione si può affermare come, adesso, esista usa serialità televisiva pre e post The Boys.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
