Nella frenesia di un’offerta di intrattenimento seriale sempre più in crescita, può succedere anche questo, ossia che un anime possa – nonostante la qualità e il contenuto interessante – passare in silenzio. È il caso di Tatsuki Fujimoto 17-26 e qualche mese dopo, noi di Movie ‘Ndie News, ci siamo chiesti il perché. Dati alla mano, abbiamo voluto rifletterci su.

Dalla carta allo schermo

Arrivato sulla piattaforma di streaming Amazon Prime Video lo scorso novembre, Tatsuki Fujimoto 17-26, adattamento di Tatsuki Fujimoto Short Stories (due volumi di racconti one-shot), è un anime composto da otto episodi, tutti autoconclusivi, che ha coinvolto nella realizzazione ben sei studi e sette registi. Nonostante l’egida nel titolo, qualche mese dopo l’impressione è quella di un prodotto passato in sordina.
Un’antologia sui lavori meno noti

Nata per far conoscere le storie scritte e disegnate dal papà di Chainsaw Man tra i 17 e i 26 anni di età, Tatsuki Fujimoto 17-26 si è presentata al pubblico come una serie non tradizionale: non è un sequel, tantomeno un prequel di Chainsaw Man nonostante in essa vi siano – in nuce – alcuni prodromi, così come alcune basi che richiamano Look Back.
Eppure, anche se gli otto corti animati presentano stili e toni differenti che li rendono interessanti tanto a livello contenutistico quanto visivo, il rilievo mediatico è stato decisamente moderato, a tratti tiepido.
Un’opera meno mainstream

Di pari passo, il battage promozionale è stato sottodimensionato, a tratti discreto rispetto ad altre opere tratte da Fujimoto, come il recente Chainsaw Man – Il Film: La storia di Reze.
In sostanza, Tatsuki Fujimoto 17-26 non ha fatto un gran rumore anzi, sulla stessa piattaforma che ospita la serie, la promozione è stata minimale, quasi di passaggio nel mare magnum di titoli, vecchi e nuovi, che si possono lì reperire.
Una novità gradita solo a metà

Tatsuki Fujimoto 17-26 ha dalla sua un insieme di tematiche interessanti (come lo sfruttamento delle risorse del pianeta, la paura del diverso e la fluidità di genere), ognuna espletata in maniera diretta o indiretta e coniugata con uno specifico registro (dal fantahorror al grottesco, passando per il fantasy e la comedy-drama).
Ma ciò non è bastato per il grosso degli utenti: c’è chi l’ha apprezzata e chi l’ha scoperta per puro caso. Tra estimatori e detrattori, inoltre, si piazza un leitmotiv che rimbalza tra web, forum e social, ossia quello di un prodotto recepito sottotono rispetto ad altri titoli. Un vero peccato, considerando la qualità complessiva di un anime che avrebbe meritato molta più attenzione.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
