L’8 agosto del 1986 usciva nelle sale cinematografiche statunitensi Stand by Me – Ricordo di un’estate, adattamento del racconto Il corpo contenuto nella raccolta Stagioni diverse di Stephen King. Capolavoro senza tempo firmato Rob Reiner, regista di Harry, ti presento Sally… e Misery non deve morire, Stand by Me ancora oggi rimane tra i più bei film di formazione.
Dalla carta alla pellicola

A volte è davvero incredibile come nella vita esistano luoghi, situazioni o momenti che legano indissolubilmente a qualcosa che si è vissuto in un preciso istante della propria esistenza. Così come vi è la possibilità di conservare il ricordo di un passaggio della vita, come quello della mutazione, della staffetta tra l’età dell’adolescenza e l’età adulta, anche mediante un oggetto-totem caro, e questo accade tanto con un libro quanto con un vinile o un film in DVD.
Insomma, quell’oggetto rimarrà per sempre la miglior rappresentazione materiale dei personali cambiamenti. Se, come in questo caso, l’oggetto in questione fosse proprio il film, oltre a un’esperienza di vita a esso collegato, di pari passo ci sarebbe l’esperienza visiva e filmica a rafforzare ancor di più il ricordo. «[…] Il cinema ha sempre creato dei ricordi», afferma il regista della Nouvelle Vague Jean-Luc Godard. Ed è grazie anche al cinema se spettatori, critici ed esperti riescono ancora a mantenere dentro se stessi i ricordi come quelli di un film figlio degli anni Ottanta, di quel Stand by Me – Ricordo di un’estate diretto da Rob Reiner quasi quarant’anni fa e – da allora – rimasto ancorato nell’animo di ogni vero cinefilo.
Un adattamento fedele al racconto

Rob Reiner, autore di This Is Spinal Tap e padre di altri, apprezzati film come La storia fantastica, Harry, ti presento Sally… e Misery non deve morire, è riuscito nell’impresa, spesso molto difficile, di adattare del materiale letterario per il grande schermo, raggiungendo con successo livelli alquanto difficili nel processo di trasmigrazione dalle pagine di un libro alla cellulosa della pellicola cinematografica.
Tratto dal racconto Il corpo (The Body), contenuto nella raccolta Stagioni diverse (Different Seasons, 1982) del re del brivido Stephen King, Stand by Me – Ricordo di un’estate è più di un semplice film a metà strada tra il genere d’avventura e quello drammatico. Infatti, dietro la sua facciata semplice, l’opera di Rob Reiner offre un variegato quadro di situazioni che non mirano solo ed esclusivamente a intrattenere lo spettatore ma, contemporaneamente, a farlo riflettere su importanti temi come l’amicizia, la lealtà, la crescita e la morte.
Stand by Me è la storia di quattro fraterni amici che vanno alla ricerca del cadavere di un coetaneo scomparso nei boschi. Un’avventura fuori porta, lontano dalla sonnolenta vita da cittadina di provincia, che si tramuta in un’esperienza di vita vissuta e in cui tutte le paure, i traumi e le insicurezze vengono a galla, in modo tale da affrontare ogni singolo fantasma interiore e debellarlo nel momento in cui, i quattro protagonisti, abbandonano la spensieratezza dell’adolescenza per entrare nel mondo degli adulti.
La fine delle illusioni adolescenziali…

Non per niente il viaggio di due giorni nel verde della natura incontaminata alla ricerca del ragazzino scomparso, è solo la punta dell’iceberg di quello che, per i quattro protagonisti, diventa qualcosa di molto più profondo, ovvero un viaggio alla ricerca di se stessi, di quell’Io nascosto dentro ogni essere vivente.
Attraverso gli immancabili scenari e le azioni da film d’avventura per ragazzi (come le prove di coraggio, il raccontarsi storie e aneddoti di vita vissuta intorno a un fuoco), Reiner dà la possibilità al quartetto di conoscersi, scoprirsi meglio e capire, così, quali sono le loro prospettive, le loro aspirazioni e relativi progetti una volta cresciuti. Di notte, intorno a un fuoco e avvolti dagli alberi e dal silenzio, i ragazzi si ritrovano a riflettere sulla loro stessa esistenza, sulle incertezze della loro età dimostrando, tuttavia, di essere caparbi, di voler inseguire e realizzare i propri sogni.
…E la scoperta dell’età adulta

E qui sorge la drammaticità di un film come Stand by Me. Una drammaticità non intesa in senso lacrimoso e tragico, bensì come arrivo a un bivio in cui scegliere se continuare a essere ragazzini spensierati oppure, di colpo, abbandonare alle spalle la cosiddetta ‘età dell’innocenza‘ per poter abbracciare l’età adulta, andando incontro al futuro ma anche alle incognite che, a volte, esso riserva. Lasciate indietro le paure e i dolori (come quelli di una famiglia assente, un padre violento e un lutto mai superato) gli amici entrano in una dimensione diversa da quella vissuta fino a prima, una realtà tutta in salita verso la crescita e l’affermazione di esistere e non essere più (in)visibili.
Perché a distanza di quasi quarant’anni rimane un cult
Capace di raccontare la metamorfosi (e il passaggio) dall’età dell’adolescenza all’età adulta, Stand by Me – Ricordo di un’estate è tra le più importanti opere filmiche della decade degli anni Ottanta. Sorretto da una sceneggiatura di ferro, una fotografia di abbacinante bellezza, interpretazioni sensazionali (sulle quali spicca il compianto River Phoenix) e dalle sequenze rimaste negli annali del cinema, il film di Rob Reiner è capace di turbare e divertire, far sorridere ma anche far piangere e di far provare allo spettatore un’incredibile nostalgia – merito della minuziosa riproduzione d’epoca – ancor più sentita tramite la soundtrack anni ’50 (in cui padroneggia il brano di Ben E. King Stand by Me, che dà il titolo al film).
Fedele fin nel minimo dettaglio al racconto di Stephen King (il quale, alla prima del film nel 1986, rimase in silenzio a causa della forte emozione provata per la perfetta trasposizione su pellicola), Stand by Me – Ricordo di un’estate è un piccolo, immenso capolavoro senza tempo, il Film per antonomasia in cui tutti, di sicuro, si vedono riflessi in quella degna e matura rappresentazione di quel cammino verso il mondo degli adulti.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
