
15 big in gara e le due semifinali della categoria Nuove Proposte: è tempo di seconda serata a Sanremo 2026. Ed è sempre tempo di pagelle
Sanremo 2026 entra sempre più nel vivo con la sua seconda serata. 15 big in gara e le due semifinali della categoria Nuove Proposte, che in realtà apriranno il tutto: questo il programma.
Tra analisi, critica, gusti e pensieri soggettivi, immancabili le nostre pagelle.
NICOLÒ FILIPPUCCI – LAGUNA: freschezza, leggerezza ed energia. E di certo non gli mancano nemmeno voce e presenza. Un brano e un artista che rappresentano perfettamente il linguaggio del pop della nuova generazione.
Nicolò è uno dei talenti più interessanti made in Amici. E merita questo palco. VOTO 8 – POTENTE
BLIND, EL MA & SONIKO – NEI MIEI DM: pezzo che si inserisce in un mood e in un contesto prettamente social, come si intuisce fin troppo bene dal titolo. Una fotografia del consumismo e della quotidianità digitale, soprattutto dei più giovani e della generazione Z.
Il brano però rimane chiuso lì, nel suo argomento, dà troppe vibes da tormentone e nulla più. Insomma, leggermente indietro rispetto alle altre in gara. VOTO 6 – – SOTTO L’OMBRELLONE
VINCE NICOLÒ FILIPPUCCI
MAZZARIELLO – MANIFESTAZIONE D’AMORE: fragilità, identità e autenticità inserite in un produzione che mira a valorizza la sua timbrica. Il progetto riesce, anche perché a lui di certo non manca l’esperienza da palco.
Manca però il guizzo, il colpo di coda, che farebbe esplodere e salire definitivamente di livello quella che resta comunque una buonissima canzone. VOTO 7 – A UN PASSO DAL CIELO
ANGELICA BOVE – MATTONE: stile intimistico e malinconico che si fonde con sonorità un po’ indie e un po’ pop. Il tutto fa da sfondo a temi come la perdita, l’emotività, il ricordo e la difficoltà di ripartire. Trasformare il dolore in arte non è roba da tutti, lei lo fa nel migliore dei modi, con una voce tanto intensa quanto delicata.
Questa è davvero la sua definitiva consacrazione davanti al più grande pubblico. VOTO 8,5 – QUANTO TALENTO
VINCE ANGELICA BOVE
PATTY PRAVO – OPERA: leggendo il testo con tranquillità e serenità, senza alcun dubbio emerge con chiarezza la penna di Giovanni Caccamo, che è di ottimo livello.
Resta però la sensazione, che diventa via via certezza, che questa canzone e questa partecipazione, non aggiunga nulla alla sua carriera da diva e da Musa. E forse non era poi così tanto necessaria. Perché per un mito il compito non basta. O la leggenda supera il brano. VOTO 5 – NON CAMBIA LA SOSTANZA
LDA & AKA7EVEN – POESIE CLANDESTINE: Solo così ci sentiamo a casa: questa frase, presente nel loro brano, fa capire come i due si trovino a loro agio, insieme, sul palco.
Il trionfo dell’intesa amichevole, con un pezzo dai ritmi estivi. E che potrebbe sfruttare il trampolino da lancio dell’Ariston per tornare virale tra qualche mese. Forse un po’ troppo tormentone, ma i due si divertono. E questo, almeno per loro, conta. VOTO 6,5 – CHIMICA AUTENTICA
ENRICO NIGIOTTI – OGNI VOLTA CHE NON SO VOLARE – la tenuta del palco e la vocalità del livornese sono un qualcosa di invidiabile.
Un pezzo che è un vero e proprio flusso di coscienza, con l’abito che è quello da cantautore riflessivo. A penalizzare non avere un ritornello, o anche solo un gancio, che lo aiuti a decollare. O di crescere anche solo un po’. VOTO 5,5 – LOW PROFILE
TOMMASO PARADISO – I ROMANTICI: esibizione leggermente migliore rispetto a ieri dal punto di vista vocale, anche se la postura è quantomeno originale. Ma, ironicamente e scherzosamente, siamo praticamente all’autoplagio: un brano fin troppo simile a tanti altri suoi. Anche se qua è un po’ più un romantico dal cuore appeso sulla giacca.
Non delude, chiaro, ma non sorprende e non colpisce. Ma una cosa comunque va detta: I romantici andrà molto bene in radio. Già fin da subito. VOTO 6 – SE STESSO, ANCHE TROPPO
ELETTRA LAMBORGHINI – VOILÀ: Che casino: dicendo questo già all’inizio del brano forse ci aveva voluto avvisare. Le citazioni alla Carrà messe così, un po’ a caso, solo per gli applausi e in una sorta di citazionismo vuoto. E Voilà, anche oggi, poco altro da dire e segnalare.
Ma lei si diverte, ride, balla e fa coreografie in giro per Sanremo. E si prende pure Si ‘na pret dal pubblico. Ma le danno fastidio i festini Forse ha già vinto perché è in un mondo tutto suo. Ma di musicale ci sta poco e nulla. Puro intrattenimento. VOTO 4,5 – MEME
ERMAL META – STELLA STELLINA: una ninna nanna e una filastrocca che induce a riflettere come la notte non sia solo la casa dei dolci sogni, ma, a volte, diventi il luogo dove potrebbero accadere immani tragedie. Il dolore che taglia come una lama i ritmi del pezzo, con l’immagine, tanto piccola quanto grande, di una bambola.
Una canzone cantata da un artista che ha scelto di essere italiano e che, sul palco dell’Ariston, dà lezioni di storia, attualità, profondità, empatia e umanità. VOTO 8,5 – RESTIAMO UMANI
LEVANTE – SEI TU: l’intensità è la vera potenza di questo brano, che si è letteralmente cucita addosso. Un brano che riesce a crescere, ascolto dopo ascolto, e a farlo prepotentemente, nonostante la melodia tutt’altro che semplice.
Il merito è della sua voce, che rasenta la perfezione, della sua interpretazione magistrale, e della sua eleganza (sì non sbaglia nemmeno i look). Tante risposte alle critiche che, troppo spesso, ha subito. Anche perché questa canzone non potrebbe cantarla nessuno. Solo lei. E l’emozione finale ha il sapore della rivincita. VOTO 8,5 – SUPERLATIVO ASSOLUTO
BAMBOLE DI PEZZA- RESTA CON ME: suonano da dio, con una compattezza sonora che molti sognano, e Cleo ha una voce pazzesca. Questo permette al pezzo di crescere e a noi di coglierne il senso.
Resta, per chi le conosce, la sensazione di un po’ di versione light. Ed è un peccato perché, con quel graffio, quella potenza, quel punk e quel rock in più, avrebbero spaccato e non poco. VOTO 6 – – – POTENZIALE INESPRESSO
CHIELLO – TI PENSO SEMPRE: piccola crescita con la seconda esibizione e dopo qualche ascolto della versione studio. Il brano però sembra restare sospeso tra un ballad, un qualcosa in uptempo e un tentativo di rockeggiare.
Peccato, perché un testo così intimo, crudo e profondo era un ottimo punto di partenza. Ma sembra mancare il marchio da identità sonora. VOTO 5+ – PENNA SÌ, IL RESTO NO
J -AX – ITALIA STARTER PACK: ironia, sarcasmo e intelligenza pungente per dare la sua immagine, tra il serio e il faceto, dell’Italia. E trasformare l’Ariston in un saloon country.
Perché, in fondo, Sto paese lo capisci da un cantiere. E lui non ha perso l’abitudine alla stoccata. VOTO 7 – DRITTO ALLA PANCIA
NAYT – PRIMA CHE: quando coerenza artistica e penna si uniscono il risultato è di altissimo livello. Lui ci aggiunge saper stare sul palco e un rappato tra extrabeat e introspezione. E, quando c’è tutto questo,non serve il ritornello sanremese.
Una conferma per chi già lo conosceva, una scoperta per chi, dopo il suo nome tra i big, ha esclamato e chi è nayt? (sperando si assumano le loro responsabilità). VOTO 8 – A BOMBA
FULMINACCI – STUPIDA SFORTUNA – qualità nella semplicità o semplicità nella qualità? Quel mix tra cantautorato classico e linguaggio moderno: ecco come sintetizzare il brano.
Senza cercare stravaganza ed eccentricità, fa centro. Unica pecca? Non cresce più di tanto dopo qualche ascolto. Ma non deve essere per forza un male. Lui è da amore al primo ascolto: che stupida (s)fortuna. VOTO 7,5 – LA FELICITÀ È NELLE PICCOLE COSE
FEDEZ&MASINI – MALE NECESSARIO – uno ci ha messo le barre le sue capacità di scrittura, l’altro la voce, il timbro e il graffio. La coppia non scoppia, anzi funziona. Un’unione che si respira anche in un testo che è un mix tra la ruvidità tipica di Masini alla lucidità (sì, a volte, furba) delle rime di Fedez.
Il vero punto di forza? Riuscire a essere tradizionalisti e sanremesi, oltre che radiofonici. I favoriti hanno risposto, con un incontro tra strategia comunicativa e sostanza vocale. La pecca? Qualitativamente non sono i migliori, sotto nessun punto di vista e di analisi. E il brano non ha mai un picco di crescita, nemmeno dopo un paio di ascolti. VOTO 7 – MATRIMONIO RIUSCITO, MA…
DARGEN D’AMICO – AI AI: lui sa stare sul palco, fare spettacolo e intrattenere. Il punto è che l’unica cosa irriverente e satirica di questo pezzo sembra proprio essere lui, con i suoi look eccentrici e il suo mini-show.
Il brano pare più un tormentone tra estate e radio che un’ironia pungente alla Dargen. Ma forse è questa la destinazione d’uso. VOTO 5 PALCO A METÀ
DITONELLAPIAGA – CHE FASTIDIO: la prima notizia è che oggi si capiscono quasi tutte le parole. Il testo però sembra un elenco di banalità fastidiose e cliché del web. Quasi alla ricerca del meme (e sì ne abbiamo visti tanti…) tra tronisti, arrivisti, pranzi salutari, la moda di Milano, lo snob romano e il sogno americano.
Insomma, più un’irriverenza spuntata e senza cattiveria che vera ironia e sarcasmo. Resta il pro di un arrangiamento fighissimo e di una bella presenza scenica, tra femminilità e ballerini. Resta da capire se basterà per restare in alto fino alla fine. VOTO 6.5 – SALVAGENTE SONORO

Non analizzo spartiti, interpreto emozioni. Lascio volentieri il righello del tecnicismo ossessivo ai diplomati al Conservatorio e la bava del purismo ai tuttologi del web. Tengo il sarcasmo per chi è convinto che la musica sia una gara di ginnastica o un concorso a premi, anziché un modo viscerale di urlare cosa si ha dentro. Se cercate una pagella o una recensione arida da periti fonici, citofonate altrove; se invece volete capire perché quel disco o quella canzone vi ha cambiato la vita, potreste essere nel posto giusto.
