
Terza serata, con i restanti 15 big in gara: Sanremo 2026 entra nel vivo. Un po’ come le nostre immancabili pagelle
Dopo la finale delle Nuove Proposte, è tempo dei restanti 15 big in gara. La terza serata di Sanremo 2026 è realtà. Così come le nostre immancabili pagelle.
MARIA ANTONIETTA E COLOMBRE – LA FELICITÀ E BASTA: allegri, spensierati, leggeri e divertenti. E poi suonano e cantano veramente bene. Un brano indie, orecchiabile e che ha anche un significato profondo: la felicità intesa come essenzialità.
Ma comunque a noi, a dirla tutta, viene solo da cantare: Baby, facciamo insieme una rapina. VOTO 7,5 – LA LEGGEREZZA CHE SERVE
LEO GASSMANN – NATURALE: leggermente meglio rispetto alla prima serata. Ma il brano non cresce ed è destinato a perdersi nel marasma dei 30 big.
Tra l’altro, a dirla tutta, questo sembra il suo peggior brano tra quelli presentati nelle sue partecipazioni al Festival. VOTO 5 – ANONIMO
MALIKA AYANE – ANIMALI NOTTURNI: chic, elegante e intensa. E questo sound funk e soul sembra piacerle proprio tanto, visto come si diverte e si muove sul palco.
La sua performance e la sua tenuta vocale non sono mai in discussione. Più che un animale notturno, un animale da palco. VOTO 8 – ESPERIMENTO RIUSCITO
SAL DA VINCI – PER SEMPRE SÌ – chissà a quanti matrimoni e feste di fidanzamento ufficiale è già stato invitato. Chissà quanti love show hanno pensato a questo brano come sigla o sottofondo.
Una canzone che sembra sempre più un pacchetto preconfezionato con intelligenza e furbizia, che arriva dove vuole arrivare, va dove vuole andare, anche perché a lui di certo non manca la capacità interpretativa e il saper stare sul palco. E poi se all’italiano medio ( e forse non solo) piacciono certe cose, un po’ trash, perfette per i social e che non chiedono chissà quale sforzo emotivo e intellettuale, la colpa non è certo di Sal Da Vinci. VOTO 6 – BOSS DELLE CERIMONIE
TREDICI PIETRO – UOMO CHE CADE: l’arrangiamento, con melodia cantautorale e sound urban-rap che si fondono perfettamente, è davvero di alto livello. Stesso discorso per il testo, che riflette sulle fragilità della vita. Insomma, il contributo di Di Martino si sente e come.
Lui però sembra, pur andando meglio della prima serata, non riuscire a dare quel quid in più dal punto di vista interpretativo e a far esplodere definitivamente il pezzo. VOTO 6,5 – CREDICI PIETRO
RAF – ORA E PER SEMPRE: una dedica alla moglie, con tanto di promessa d’amore, scritta insieme al figlio. Insomma, a venire fuori è un’immagine fortemente familiare. Lui la canta egregiamente e senza sbavature, con il suo timbro soffiato e delicato.
Il problema? Chiudendo gli occhi si immaginano un po’ troppi Sanremi e di un po’ troppo anni fa. Insomma, un po’ troppo poco originale e un po’ troppo retro’. VOTO 6 – – VINTAGE
FRANCESCO RENGA – IL MEGLIO DI ME: l’obiettivo del pezzo è quello di mettere al centro la sua vocalità, che indubbiamente c’è e si fa sentire.
Per il resto però poco altro da segnalare e da dire. Questo salto nella contemporaneità annunciato non si percepisce. Anzi, sembra il classico Renga. Ma con Angelo (che tutti cantiamo al suo ingresso), eravamo su ben altri livelli. VOTO 5+ CLASSICO
EDDIE BROCK – AVVOLTOI: tra amore tossico e sentimentalismo non corrisposto, quasi al limite della friendzone. Nulla di nuovo sotto i riflettori dell’Ariston, con un tema trito e ritrito, per quanto qui viene affrontato in modo diretto e senza filtri
La melodia dal sound pop è di buon livello, ma la sua interpretazione, più urlata che cantata, lo fa quasi dimenticare o comunque passare in secondo piano. Insomma, troppi difetti. VOTO 5 – DAJE DI IMPRECISIONI
SERENA BRANCALE – QUI CON ME: la dedica alla madre scomparsa e un’estensione vocale che tocca vette inesplorate, quasi alla Giorgia.
La canzone, il suo valore, la sua forza è tutta qui. Aggiungere altro sarebbe superfluo. E forse anche sbagliato di fronte a un qualcosa di così fortemente personale e intimo. VOTO 8 – A CUORE APERTO
SAMURAI JAY – OSSESSIONE: profumo di salsedine e di frutti esotici e il sole che picchia: scusate, ma queste canzone continua a mandare queste vibes.
Pezzo ballabile e radiofonico. Forse troppo commerciale e senza alcuna profondità per il contesto dell’Ariston, Ma noi vorremmo dare l’appuntamento al brano tra quattro mesi. Con il rischio che diventi un’ossessione. VOTO 6 – MA È GIÀ ESTATE?
ARISA – MAGICA FAVOLA: il grande pro è il mix tra l’orchestra e la sua voce che è tra il perfetto e il sublime. Il grande contro quell’etichetta da colonna sonora Disney che rimane ancora appiccicata, tra La Sirenetta ed Elsadi Frozen.
Ma forse questa sensazione completa la Magica favola di chi, a 40 anni, vorrebbe solo un po’ di pace. Anche perché c’è anche il c’era una volta… VOTO 7 – FIABESCA… UN PO’ TROPPO
MICHELE BRAVI – PRIMA O POI: ballad intima che però non riesce davvero a coinvolgere e conquistare, nemmeno dopo tanti ascolti.
Esibizione pulita, ma forse troppo fioca e che dunque si perde nel mare di 30 big. E il tutto appare più come drammaturgia teatrale che come canzone cantata all’Ariston. VOTO 5 – IN OMBRA
LUCHÈ – LABIRINTO – testo molto diretto e che sviscera considerazioni interiori e esistenziali. La melodia prova a fondere canzone tradizionale e rap, ma non ci riesce del tutto.
Insomma, sembra mancare l’impatto e la chiusura del cerchio. E anche lui non riesce a trovare un equilibrio nell’esibizione e con l’orchestra. Come se il brano fosse chiuso in un limbo. Anzi in un Labirinto. VOTO 5 – SOTTOTONO
MARA SATTEI – LE COSE CHE NON SAI DI ME – una ballad intima e romantica dedicata al compagno di una vita che sposerà post Festival.
Questa forte personalizzazione autobiografica le permette di dare tutto: vocalmente, stilisticamente ed elegantemente. Mara/Sara ha trovato la sua strada e la sua dimensione. E noi diciamo finalmente. VOTO 7,5 – NON SERVE PIÙ GOOGLE MAPS
SAYF – TU MI PIACI TANTO: una canzone che è un inno alla speranza per un Paese troppo spesso bistrattato. Un brano che gioca tra citazioni, ironia, contraddizioni, luoghi comuni, storia e attualità, ma che lancia un messaggio di fiducia. Ritornello furbo, ma che non stona.
Esibizione con qualche incertezza iniziale, ma si riprende con la sua semplicità, con un sorriso sulle labbra e un balletto. VOTO 8,5 – SENTIMENTI SOCIALI

Non analizzo spartiti, interpreto emozioni. Lascio volentieri il righello del tecnicismo ossessivo ai diplomati al Conservatorio e la bava del purismo ai tuttologi del web. Tengo il sarcasmo per chi è convinto che la musica sia una gara di ginnastica o un concorso a premi, anziché un modo viscerale di urlare cosa si ha dentro. Se cercate una pagella o una recensione arida da periti fonici, citofonate altrove; se invece volete capire perché quel disco o quella canzone vi ha cambiato la vita, potreste essere nel posto giusto.
