Il suo nuovo singolo Supernove, ma non solo: Rossella si è raccontata in una lunga intervista esclusiva ai nostri microfoni
Il suo ultimo singolo Supernove, uscito lo scorso 5 di dicembre, ma anche un’analisi profonda ed emotiva del suo percorso artistico. Rossella si è raccontata in esclusiva ai nostri microfoni.
Com’è nato il tuo ultimo singolo Supernove?
«È nato in una giornata terribile, intorno ai 20 anni. Avevo iniziato da poco a studiare il pianoforte e nel cercare di placare un po’ la sofferenza che stavo attraversando, mi sono messa al piano ed è nato il ritornello in blocco. È stato incredibile perché all’epoca non sapevo di essere una cantautrice, quindi la nascita di questo brano è stata una vera rivelazione per me».
Il brano ruota attorno alla metafora del collasso delle supernove: come ti è venuta l’idea di utilizzare questa figura retorica?
«Ho sempre avuto una passione per le stelle e per il cielo notturno e quando studiavo scienze, al liceo, la parte del sistema solare e a grandi linee dell’astronomia mi aveva colpita molto, soprattutto il fatto che la morte di una stella è il momento di massima luce, che continua ad esser vista dalla terra anche dopo miliardi di anni. Quindi probabilmente è stata una reminiscenza che si è manifestata sottoforma di ispirazione molto potente. Prima l’ho scritto e poi ci ho ragionato».
Il pezzo si caratterizza per esser prodotto da Davide Tagliapietra: cosa può dirci su questa collaborazione?
«Per me è stato un onore poter collaborare con un musicista dal calibro di Davide, che ho sempre visto sui palchi dal parterre. È stata un’esperienza unica, abbiamo costruito insieme l’arrangiamento mattoncino per mattoncino nel suo studio a Milano».
Supernove è il primo brano scritto interamente da te: com’è stata quest’esperienza cantautorale?
«È stata una vera e propria rivelazione perché fino a quel momento non avevo mai scritto una melodia, solo testi. In un periodo di massimo buio questa canzone ha aperto un varco, mettendo luce su una risorsa che non mi aspettavo di avere e che oggi è il mio pane quotidiano. Ringrazierò sempre quel dolore per avermi portata a questo».
Tu affermi “Spero che le persone, ascoltandomi, ascoltino sé stesse, i propri sogni, e trovino la forza di crederci”: la musica può davvero essere un’ancora di salvezza, sia per chi la fa per chi la ascolta?
«Assolutamente sì. La musica mette le persone in contatto diretto con le emozioni e quando le ascoltiamo, diventiamo esseri umani migliori».
Sempre, Mela a metà, Filo Rosso e ora Supernove: com’è cambiata e cresciuta Rossella in e con queste quattro canzoni?
«Sono quattro lati diversi, ma miei. “FILO ROSSO” è stata un punto di svolta nella scrittura perché ha dato cantabilità ai miei flussi di coscienza (che trovate nello special). Ogni canzone mi ha insegnato qualcosa su chi sono stata e sulla direzione verso cui sto andando».
Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?
«Sono innamorata di Gianna Nannini, della sua fragilità che diventa forza espressiva. Ascolto molto Lucio Dalla, Francesco Gabbani, Emma».
Il 2026 sarà l’anno del tuo album: puoi raccontarci qualcosa su questo progetto?
«Sarà il mio primo album e raccoglierà i pezzi usciti finora ed altri inediti. Sarà un album diviso in due, una parte tutta musicale e l’altra a spoken word, quindi parole (torniamo ai miei flussi di coscienza) su un tappeto di pianoforte».

Non analizzo spartiti, interpreto emozioni. Lascio volentieri il righello del tecnicismo ossessivo ai diplomati al Conservatorio e la bava del purismo ai tuttologi del web. Tengo il sarcasmo per chi è convinto che la musica sia una gara di ginnastica o un concorso a premi, anziché un modo viscerale di urlare cosa si ha dentro. Se cercate una pagella o una recensione arida da periti fonici, citofonate altrove; se invece volete capire perché quel disco o quella canzone vi ha cambiato la vita, potreste essere nel posto giusto.
