Per i cinquant’anni dell’attrice Shu Qi, abbiamo rivisto Millennium Mambo. È il film più famoso di Hou Hsiao-hsien, nebulosa riflessione su memorie e alienazione della gioventù taiwanese a cavallo del nuovo millennio.

Una voce dal futuro

«Ogni tanto Vicky lo lasciava… ma lui riusciva sempre a riprendersela. Le telefonava, la scongiurava di tornare. Era una storia che si ripeteva, ne era come ammaliata, ipnotizzata; non aveva scampo… tornava sempre da lui. Dentro di sé si diceva: “In banca ho ancora cinquecentomila dollari taiwanesi… quando li avrò finiti, lo lascerò”. Tutto questo accadeva dieci anni fa. Era l’anno 2001. Il mondo intero festeggiava il Ventunesimo secolo e dava il benvenuto al nuovo millennio.»
(Vicky)
C’è qualcosa di insolito nel modo in cui Millennium Mambo si dischiude: la protagonista Vicky (Shu Qi) parla dal futuro, a un decennio circa dagli eventi a cui stiamo per assistere. Con la malinconica saggezza di chi ha già elaborato il passato, rivive i propri vent’anni, quando si lasciava trascinare dalle atmosfere notturne di Taipei, ne frequentava i locali, intratteneva sin dall’adolescenza una relazione tossica con Hao-Hao (Chun-hao Tuan), DJ geloso e passivo-aggressivo.
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Gli unici momenti in cui la ragazza sembrava respirare erano quelli in cui Jack (Jack Kao), gangster proprietario dello strip club dove lei aveva trovato impiego, le offriva una presenza protettiva e senza pretese, o quando trascorreva del tempo con due fratelli giapponesi a Hokkaido, in un villaggio ammantato di neve.
La ballata della giovinezza

Definire Millennium Mambo di Hou Hsiao-hsien attraverso la sua trama non renderebbe giustizia a quella che può descriversi come una ballata per immagini, costruita su stati d’animo più che su eventi, su atmosfere che si sedimentano pacate invece che su una progressione di svolte narrative. Diversi registi asiatici cercarono di fotografare gli effetti dell’occidentalismo in Estremo Oriente e la noia giovanile a cavallo tra Anni Novanta e Duemila. Wong Kar-wai, con i suoi angeli perduti, è il riferimento più ovvio, ma non è un caso isolato. Quello che Hou incapsula è l’indolenza di una giovane donna che si aggrappa a piaceri minimi per sfuggire al grigiore quotidiano: una sigaretta in un sottopasso illuminato al neon, il vento tra i capelli a bordo di una cabriolet, le pulsazioni techno alle tre di notte (colonna sonora da Grand Prix tecnico al Festival di Cannes del 2001).
Le immagini impresse dal direttore della fotografia Mark Lee Ping-bing, collaboratore storico di Hou, catturano non-luoghi, volti e azioni che sembrano sempre sul punto di dissolversi, fugaci e frammentate come ricordi che si perdono nel tempo mentre vengono vissuti. Millennium Mambo fu a suo tempo criticato per un eccesso di stile, ma l’immagine sensuale di Shu Qi, presente in ogni inquadratura, con quella sigaretta sempre a mezz’aria, le braci arancioni disperse nei neon e lo sguardo disilluso inquadra meglio di ogni altra cosa il malessere di un’intera generazione intrappolata in un tempo che non sembra andare da nessuna parte.
Una capsula del tempo perduto

A oltre vent’anni dall’uscita in sala, la malinconia di Millennium Mambo si è adattata perfettamente allo spirito della Gen Z, vivendo una seconda giovinezza tra chi si è lanciato alla riscoperta dei feticci analogici e dell’estetica Y2K. È come se Hou Hsiao-hsien avesse compreso, con netto anticipo sui tempi, come si sarebbe guardato indietro a quell’epoca. E lo ha fatto con una regia che insiste sulla fissità di lunghi piani-sequenza, sugli step-framing tra i non-luoghi taiwanesi e sull’uso continuo del flashback per trasformare ogni scena in ricordo evanescente. E che comunque lascia aperta la porta alla possibilità di rimediare ai propri errori.
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Una logica, questa, che a suo modo richiama come le persone documentano la propria vita sui social, trasfigurando in memoria ogni dettaglio effimero, sulla strada del sovraccarico sensoriale.

Libraio, consumatore seriale di lungometraggi con una passione famelica per tutto ciò che arriva dall’Estremo Oriente, feticista dei libri editi da Taschen. Ogni tanto scrivo cortometraggi.
