Per la prima volta nei cinema italiani dal 12 al 14 gennaio 2026 in edizione restaurata in 4k, Memories è un film a episodi che unisce squarci di lirismo spaziale a momenti più grotteschi, per poi passare alle riflessioni inerenti la guerra. Per i suoi trent’anni dall’uscita, gli spettatori avranno modo di ri(vivere) questa iconica opera basata sul manga Memorie di Katsuhiro Ōtomo.

La trama

La squadra di soccorso della nave spaziale Corona capta un segnale di SOS proveniente da un relitto alla deriva. Heintz e Miguel, i due ingegneri di bordo, decidono di entrare nell’enorme stazione spaziale per cercare eventuali sopravvissuti ma, una volta dentro, faranno una incredibile scoperta.
Nobuo Tanaka, tecnico di laboratorio stremato dall’influenza, si somministra delle compresse convinto si tratti di paracetamolo sperimentale. Ma non sa che, il farmaco da lui assunto, serve a tutt’altro, tant’è da scatenare una vera e propria crisi biologica e militare.
In una enorme città-fortezza dotata di centinaia di cannoni, uno scolaro è il testimone visivo della quotidianità fatta di propaganda, industria bellica in continua produzione e del lancio – giornaliero – di una salva di colpi sparati dalla più grande bocca di fuoco oltre le mura della città, verso un nemico che non si palesa e di cui ignora l’aspetto.
Tre episodi, un unico cuore narrativo
A primo acchito, Memories potrebbe sembrare una semplice raccolta filmica di tre episodi sconnessi tra di loro. Eppure, minuto dopo minuto, il fil rouge che lega le regie di Kōji Morimoto, Tensai Okamura e Katsuhiro Ōtomo (ed è proprio di quest’ultimo il soggetto, così come la sceneggiatura co-scritta con il compianto Satoshi Kon) emerge in superficie, alla luce e agli occhi dello spettatori.
Tre segmenti, dunque, che adottano stili d’animazione e tecnicismi registici differenti e che, in chiusura, convergono in un punto dialogico comune e unico, ossia quello relativo alle strutture sociali che trasformano le emozioni, la scienza e la storia in meccanismi chiusi.
I ricordi come propulsore della memoria

Il primo assaggio di quanto affermato viene offerto da Magnetic Rose, episodio diretto da Morimoto e apripista di Memories, che espone senza filtri quello che è il perno portante della narrazione dell’intero film: la memoria. Gli stessi protagonisti, soccorritori del cosmo, si autodefiniscono raccoglitori di ‘spazzatura’, testimoni viventi di vite e memorie altrui vissute, così come di dolori che non si vogliono lasciare andare.
Il lutto, infatti, è il leitmovit di Magnetic Rose che avanza su un doppio binario: quello di Eva, diva dell’opera del passato, separata brutalmente dal suo amato Carlo, e quello di Heinz, uomo e padre privato della genitorialità, di quel rapporto filiale strappato troppo presto e ingiustamente. Due esistenze, una mnemonica e un’altra nel qui e ora che condividono, in un ambiente cristallizzato quale è il relitto spaziale-casa, il prolungamento del trauma che non viene elaborato ma amplificato, lasciando sì che la tecnologia non cauterizzi la ferita bensì la lasci esposta, viva, pulsante.
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Magnetic Rose, nel suo lirismo spaziale e afflato drammatico, assurge a teatro della memoria in cui la tecnologia è il medium del dolore, il desiderio è una forza distruttiva e la memoria è una costruzione artificiale. Ed è proprio per questo che, il messaggio semantico del primo episodio, arriva a bruciapelo: «I ricordi non sono una via di fuga».
Il grottesco per raccontare la solitudine

Diversamente, Stink Bomb, secondo segmento diretto da Okamura, abbandona il layout drammatico per abbracciare quello della commedia grottesca e distopica. L’alienazione burocratica e la deresponsabilizzazione, l’incomunicabilità strutturale e l’ironia sulla scienza come progresso automatico fanno da padrone in quello che, a maggior ragione, è l’episodio più ‘leggero’ nel suo pur sempre complesso contenuto.
Nobuo Tanaka è l’incarnazione del lavoratore giapponese, fedele alla professione e a quel senso civico e del dovere verso l’economia del Paese, talmente tanto da tramutare se stesso in qualcosa che va ben oltre l’umano: una minaccia – involontaria – antropomorfa e che rischia di far collassare lo stesso Paese per il quale si è autoproclamato ingranaggio produttivo. Emerge, qui, uno dei primi messaggi di Stink Bomb: il workaholic come panacea alla solitudine che diventa, nella vicenda, distanziamento sociale, caccia all’ ‘untore’.
Tuttavia, nel secondo episodio di Memories nessuno è veramente cattivo: tutti ‘fanno il proprio lavoro’ e la catastrofe avviene per accumulo di obbedienze cieche, non per volontà distruttiva così come, il cattivo odore al centro della vicenda non è solo distanziamento sociale (che ricorda la storia recente), bensì l’impossibilità di essere ascoltati. Il protagonista cerca continuamente un contatto umano ma ogni tentativo è filtrato da protocolli, maschere, tute, ordini e azioni di extrema ratio. Col giusto dosaggio di satira e spunti sui generis, Stink Bomb demolisce l’idea che il sapere scientifico, separato da etica e responsabilità, produca inevitabilmente (e automaticamente) il miglioramento.
Un nemico invisibile per giustificare l’ingiustificabile

Realizzato con un ‘unico’ piano sequenza (scelta tanto avventurosa quanto avanguardista per i tempi), Cannon Fodder, terzo e conclusivo segmento di Memories è, con molte probabilità, l’episodio più destabilizzante a livello emotivo. Tagliente satira dal forte sottotesto politico (per nulla celato), con Cannon Fodder Katsuhiro Ōtomo riprende alcune delle tematiche del suo capolavoro Akira (come il ricordo del trauma collettivo della bomba atomica, il potere corrotto) e le instilla nella parte finale di Memories.
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In meno di trenta minuti, Ōtomo mette alla berlina i regimi totalitari, critica le armi di distruzione di massa e l’industria bellica, attacca la normalizzazione della violenza. Tra memoria storica e attualità, Cannon Fodder trasmuta la guerra in qualcos’altro: non un evento eccezionale, ma una routine quotidiana in quanto si combatte per continuare a combattere. Essa, viene interiorizzata fin dall’infanzia, resa naturale, quasi domestica. Mentre la propaganda assurge a essere pedagogia poiché il regime non si limita a controllare, bensì a formare. La memoria storica, dunque, viene filtrata, selezionata, ‘addomesticata’ per garantire la riproduzione ideologica del sistema.
Tutto questo alla luce o meglio, all’ombra di un nemico mai visibile né definito, proprio come quello de Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati con il quale, Cannon Fodder, condivide non solo un avversario sfuggente (o inesistente) ma anche la città-fortezza nella quale si aspetta l’arrivo del ‘nemico’.
Personaggi chiusi in luoghi senza vie di fuga

Magnetic Rose, Stink Bomb, Cannon Fodder ovvero Memories, non è una semplice mirabilia d’animazione ma qualcosa che va ben oltre il nutrimento per gli occhi. Il film episodico di Morimoto, Okamura e Ōtomo non è un trittico sconnesso: è un unico e lungo flusso di coscienza e messa in immagini di individui intrappolati in sistemi che li superano. Il sistema della memoria (Magnetic Rose), il sistema produttivo-scientifico (Stink Bomb) e il sistema ideologico-militare (Cannon Fodder) sono vere e proprie gabbie da cui è impossibile uscire anzi, sembrano dare ‘conforto’ e sicurezza ai personaggi di Memories intrappolati nei personali loop esistenziali.
Poetico e commovente, sagace e cinico, satirico e critico, Memories è uno di quei titoli dinanzi ai quali è impossibile rimanere indifferenti. Una perla dell’animazione per adulti che parla al cuore e – soprattutto – alla mente. Un’opera immensa in anticipo sui tempi e che, tre decenni dopo, rimane intonsa nella qualità registica e tecnica. Aspetti, questi, che veicolano – senza sbavature alcune – messaggi e moniti in anticipo sui tempi e inquietantemente attuali oggi come oggi.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
