
Egocentrica Show è l’album di Maria Milella: un progetto musicale che viaggia, dall’inizio alla fine, sulle emozioni
Un monologo che è arrivato dritto, come un pugno allo stomaco, e dove l’artista si è messa a nudo mostrando le proprie fragilità e le proprie debolezze. Con queste parole, si era raccontato lo spettacolo Egocentrica Show. A distanza di qualche mese, Maria Milella torna con un album, che porta lo stesso titolo e che sarà disponibile dal 10 ottobre. Un album che sembra quasi la chiusura del cerchio. Le emozioni, le vibrazioni e le sensazioni rimangono infatti più o meno le stesse. Il punto focale è il trasformare l’emotività e la fragilità in forza. Con la musica che diventa strumento e mezzo di ribellione, di riscatto, di ripartenza e quasi di rivendicazione. Un progetto che vede sì protagonista l’artista, ma che nasce dalla collaborazione con il produttore Giulio Rizzello, in arte Uakari, con Artem Martiriggiano, con Diego Amantini (basso), Jacopo Moscato e Sarai.
L’analisi delle tracce
Le tracce sono un viaggio tra vari generi e stili musicali. Maria Milella spazia soprattutto tra jazz e pop, ma non mancano citazioni liriche e di canto corale e qualche altre infiltrazione. Un modo per dimostrare ecletticità, duttilità, voglia di sperimentare e di trovare il modo migliore per raccontare e per trasmettere emozioni. Perché l’emotività è il messaggio principale. Ed ecco che una canzone come Peccato, in coppia con Sarai e con influenze soft-rock e r&b, butta in faccia la realtà di come, a volte, le emozioni, quelle forti e vere, vengano giudicate come frivolezze, come peccato e come quasi un errore. Ma forse è proprio questo che porta a desiderarle ancor di più, pur consci dei rischi (Baciami e dimmi quanto sono sbagliato…Finirò all’inferno, ma almeno ho peccato). Ma ecco che brani come Sola e Canzone d’amore valutano un altro aspetto della questione: il concentrarsi sulla riscoperta di se stessi dopo delusioni amorose, che in realtà sembrano quasi voler rappresentare, in un mondo molto più complesso, tutte le difficoltà che, nella vita, incontra chi è fragile e ha quasi paura a mostrarlo. Ma sussurrare queste debolezze, attraverso la musica, è il miglior modo per prenderne coscienza.
Pezzi come Troia, Ragazza immagine e Girotondo sembrano la conclusione di questo viaggio interiore, cominciato con critiche, giudizi ed etichette, e finito con rivendicazioni e riscoperta di se stessi. Il primo è un brano ironico, che gioca, con sarcasmo e ilarità, su un epiteto così forte, ma che, allo stesso tempo, è un modo per rivendicare la propria femminilità. E per levarsi più di qualche sassolino dalle scarpe. La seconda traccia sottolinea come, troppo spesso, ci si soffermi su immagini e apparenze, non essendo in grado di andare oltre. L’ultima canzone è davvero come se fosse la tappa finale di un percorso, che consiste sì, nella presa di coscienza di non star bene, ma allo stesso tempo, nella prima fase della guarigione, rendendosi conto che, in tanti, si sentono a metà ( Perché in questa frenesia che balla il girotondo non sono solo io a sentirmi a metà…).
Ed ecco che chiudere l’album con Dismorfia e Sushi pare voler dimostrare come l’emotività possa essere scatenata in tanti modi diversi. Nel primo caso si punta sulla malinconia, su un testo duro e crudo, sulle difficoltà di essere se stessi, di sentirsi integrati quando si ha a che fare con disturbi e problematiche. Una presa di coscienza di un grande rischio: quello di vivere nell’ombra (Vivo nell’ombra della mia malinconia; sento la mia voce e mi viene solo da urlare..). Nel secondo caso viene invece scelto l’utilizzo di metafore che rimandano sempre alla tematica della fragilità (Ma io mi sento un pesce che neanche sa nuotare e in questo mondo di squali aspetto di essere la preda di qualcuno e di farmi mangiare…). Figure retoriche che spingono ancor di più all’interno di un mondo immaginario e reale allo stesso tempo, da cui forse, troppo spesso, si tende a fuggire. Ma che, tante volte, la musica, aiuta a riscoprire. Perché trasformare le fragilità in forza può essere il primo punto da cui ripartire.

Il progetto si chiude con l’official short movie di Burattino, che, come testo e come immagine, giocando ancora tra reale e immaginario, è il perfetto riassunto, fungendo quasi da carezza e da abbraccio finale. Insomma, Egocentrica Show di Maria Milella è un album che porta a fare i conti con delle fragilità che troppo spesso si tende a nascondere e a ignorare. Musicalmente il tutto scivola via piacevolmente, grazie e allo spaziare tra vari generi, che rende il progetto originale, eclettico, sperimentale e mai monotono, e a un ottimo lavoro di mixaggio, produzione e volumi. L’obiettivo però è quello di indurre a riflettere, anche solo per un attimo, su se stessi e sulle proprie debolezze. Con la musica e le parole usate come strumento tanto fine quanto potente.

Giornalista pubblicista, copywriter e ghostwriter. Sardo di nascita e romano d’adozione, cresce con le cuffie alle orecchie, tra un mare Di sole e d’azzurro e le difficoltà di Una vita da mediano. La passione per la buona musica come stella polare professionale, cercando di trasformare in parola le sensazioni e le emozioni che solo questa può dare. In una vita, che proprio come questo sito, è un apostrofo rosso tra le parole Movie e Indie.
