Arrivata in simulcast lo scorso 16 gennaio, la seconda stagione di Frieren ha ripreso il filo della narrazione lì dove si è interrotta nel 2024. Tuttavia, rispetto alla prima stagione, questo atto II mantiene fede ai contenuti tematici ma non a quelli estetici e ciò si ripercuote, in particolar modo, sulla qualità complessiva dell’animazione.

Un ritorno tanto atteso ma…

Uscita il 16 gennaio su Crunchyroll in simulcast con il Giappone, la seconda stagione di Frieren si sta avvicinando, sempre più, alla mid-season con il quinto episodio in dirittura d’arrivo e, a tal proposito, si possono tirare le somme parziali almeno per quanto concerne ciò che si è già visto.
Nonostante l’hype intorno a questo atto II fosse elevato, purtroppo bisogna constatare che, rispetto alla stagione 1, c’è qualcosa che si discosta dalla qualità offerta dai primi ventotto episodi trasmessi in italia tra il 2023 e il 2024.
Differenze visive che si fanno notare

Naturalmente, non ci si riferisce alla esigua durata di questa seconda stagione (composta da solo dieci episodi) legata alla pausa del manga, bensì a quegli aspetti di animazione e character design che, probabilmente, con un battito di palpebre possono benissimo passare inosservati.
Sia chiaro, la qualità contenustistica c’è sempre però, guardando con occhio critico e ‘chirurgico’, è impossibile rimanere indifferenti alle pecche estetiche. Il passaggio di testimone da Reiko Nagasawa, character designer della prima stagione, al team composto da Takasemaru, Keisuke Kojima e Yuri Fujinaka ha ‘fisiologicamente’ comportato una differenziazione nel design dei personaggi e nell’animazione complessiva degli episodi.
Un downgrade per nulla piacevole

Tutto questo, si traduce in dettagli e momenti capaci di far storcere il naso. In particolare, il calo visivo si nota nei campi lunghi durante i quali, i personaggi, compaiono sprovvisti di volto, così come in alcune scene in movimento: le movenze stesse risultano, qui, alquanto legnose, tant’è da alimentare una sproporzione fisica dei personaggi in scena.
Di pari passo, sfondi d’azione e regia (quest’ultima passata da Keiichiro Saitō a Tomoya Kitagawa) sono diametralmente opposti rispetto al passato, con fondali meno dettagliati rispetto alla stagione 1 e il taglio registico che, in questi primi quattro episodi, manca di inquadrature o manierismi tali da lasciare il segno.
Tuttavia, rimane la qualità contenutistica

Se dal lato scenotecnico questa prima parte della seconda stagione di Frieren ha mostrato i propri ‘difetti’ (eccezion fatta per l’opening e – soprattutto – l’ending, che si confermano entrambe una mirabilia), tuttavia è giusto riconoscere che la qualità contenutistica rimane invariata: tra flashback atti ad ampliare la lore, introspezione, riflessioni e momenti di comicità marcatamente slapstick, su questo versante l’anime mantiene fede alla prima stagione con un potpourri che non annoia di certo.
Non resta, dunque, che aspettare il resto della stagione, sperando solo che si sia trattato di piccoli ‘incidenti di percorso’ circoscritti ai primi quattro episodi, cosicché da godersi pienamente – e visivamente – il prosieguo con quelli successivi.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
