
Tommaso Imperiali si è raccontato ai nostri microfoni, parlando del suo singolo Qualcuno ha visto Elvis. Ma non solo: le sue parole
Con il suo ultimo singolo Qualcuno ha visto Elvis in rotazione radiofonica dal 10 di ottobre, Tommaso Imperiali si è raccontato ai nostri microfoni, toccando tantissimi argomenti.
Com’è nato il tuo ultimo singolo Qualcuno ha visto Elvis?
«Bisogna essere sinceri: è nato da alcune pressioni interne alla band che dopo due ballad chiedevano un ipezzo rock ‘n’ roll. A parte gli scherzi, volevo fare un pezzo che mettesse al centro proprio quel sound da band che ci contraddistingue e che – anche e soprattutto quando si fa cantautorato – bisogna sempre tenere bene a fuoco. È un pezzo che nasce immaginato proprio per essere suonato con loro e soprattutto dal vivo».
Com’è nata la collaborazione con Daketo?
«Nell’estate 2022 avevamo dei concerti e Gio Elli – chitarrista che suona con noi dai primi anni del liceo – non ci sarebbe stato. Sapevo che c’era questo chitarrista bravo a Como, fratello di un nostro amico, e ho provato a sentirlo per chiedergli se gli andasse di fare un paio di date con noi per sostituirlo. Quel paio di date, senza rendercene conto, sono diventate tre anni di tour, di viaggi, di storie e di canzoni scritte insieme».
Il pezzo sembra un vero e proprio inno alla resistenza. Quanto può aiutare la musica in questo?
«Spero tanto. Forse sono anch’io uno di quelli che vanno in giro a dire di aver visto Elvis suonare in Piazza Grande, però credo davvero che la musica – e in particolare certa musica – possa rendere questo posto un po’ meno buio».

Il tuo percorso è iniziato con i Five Quarters. Quanto cambia dall’essere in una band all’essere solisti?
«Meno di quanto sembri, almeno nel mio caso. Sicuramente essere “solista”, da un punto di vista discografico, mi permette di scrivere e di muovermi in una direzione che sento mia al 100%. Però questo non vuol dire fare le cose da soli. La produzione dei pezzi è sempre un processo collettivo che coinvolge tante le persone, dal mio produttore Lorenzo Cazzaniga ai musicisti che registrano in studio. Nei live poi questa distinzione non esiste più: sul palco non sono un cantautore con la band, siamo una band a tutti gli effetti».
Nel tuo sound si colgono varie influenze. Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?
«Ci sono due mondi che si incontrano. Il primo è il cantautorato italiano dei grandi – su tutti ti direi De Gregori, Fossati e Bennato. Il secondo è il rock americano, da Springsteen a tutti i nuovi springsteeniani di seconda o terza generazione. La sfida è quella di farli stare insieme, ma secondo me andrebbero d’accordo…».
Quali sono i tuoi piani e progetti per il futuro?
«Prima di tutto tanti live. Pubblicare un pezzo come questo ti fa venire la voglia di salire su un palco. Non che siano stati pochi i live quest’anno, ma non sono mai abbastanza».

Giornalista pubblicista, copywriter e ghostwriter. Sardo di nascita e romano d’adozione, cresce con le cuffie alle orecchie, tra un mare Di sole e d’azzurro e le difficoltà di Una vita da mediano. La passione per la buona musica come stella polare professionale, cercando di trasformare in parola le sensazioni e le emozioni che solo questa può dare. In una vita, che proprio come questo sito, è un apostrofo rosso tra le parole Movie e Indie.
