
In un’intervista esclusiva, rilasciata ai nostri microfoni, Kostja ci ha parlato del suo ultimo singolo Hiding… E non solo
Il suo ultimo singolo Hiding, la collaborazione con Eleonora Franchina ed Eros Terzuoli, l’artwork del brano e tanto altro: Kostja si è raccontato in un’intervista rilasciata ai nostri microfoni.
Com’è nato il singolo di Hiding?
«L’idea di questa canzone è nata circa quattro anni fa. Come spesso accade, ho elaborato una progressione di accordi che mi è rimasta particolarmente impressa in mente. Ho cominciato a lavorare a questa canzone spinto dalla voglia di esplorare nuovi territori sonori, tra cui l’utilizzo della mia voce».
Com’è nata la collaborazione con Eleonora Franchina ed Eros Terzuoli?
«Ho conosciuto entrambi durante il mio percorso di studi presso l’Accademia Siena Jazz.
Da subito abbiamo instaurato un legame molto forte, precui ollaborare con loro è stato naturale e spontaneo».
Quanto è importante l’artwork di Davide Palombo nella narrazione e nel racconto di questo brano?
«Per questa canzone, l’artwork creato da Davide è stato importante per collocare “Hiding” in una narrazione coerente con gli altri singoli dal punto di vista visivo. Infatti il protagonista di tutte le copertine è un volatile smarrito in un ambiente che varia seconda delle tematiche affrontate in ciascun singolo. In questo caso l’uccello è collocato in uno spazio astratto, nascosto dal resto del mondo».
Questo pezzo si muove molto nel genere dell’elettronica sperimentale. Quanto è importante sperimentare e spaziare tra vari stili per un musicista?
«Buona parte della musica che mi ha ispirato si trova a cavallo tra più generi. Mi piace l’idea di unire, in un processo non sempre consapevole, più direzioni artistiche in uno stesso contenitore, attingendo da quello che cattura il mi orecchio o dalla musica a cui mi affeziono, con l’intento di creare qualcosa che vorrei ascoltare io in primis».
Quanto sei cambiato e cresciuto da Be Defenceless a Hiding?
«Non sapre direi se sono cresciuto, ma senz’altro ho attraversato dei cambiamenti nel mio modo di fare musica, anche e soprattutto attraverso il processo di creazione dell’album di cui “Hiding” farà parte. Un processo che mi ha portato a comprendere meglio quello che voglio a livello creativo, e a capire come ottenerlo, anche rinunciando al materiale superfluo».

Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?
«Alcuni nomi tra tanti ai quali mi sono ispirato nelle recenti produzioni: Anna B Savage, Alex G, Timber Timbre, St. Vincent, Loma, Devendra Banhart, Björk… e l’elenco sarebbe ancora lungo».
Quali sono i tuoi progetti futuri?
«A partire da Maggio, mese di pubblicazione dell’album “Drift Migration”, e fino a Settembre spero di suonare il più possibile il mio nuovo materiale dal vivo».

Non analizzo spartiti, interpreto emozioni. Lascio volentieri il righello del tecnicismo ossessivo ai diplomati al Conservatorio e la bava del purismo ai tuttologi del web. Tengo il sarcasmo per chi è convinto che la musica sia una gara di ginnastica o un concorso a premi, anziché un modo viscerale di urlare cosa si ha dentro. Se cercate una pagella o una recensione arida da periti fonici, citofonate altrove; se invece volete capire perché quel disco o quella canzone vi ha cambiato la vita, potreste essere nel posto giusto.
