Dal 10 al 12 novembre torna nelle sale cinematografiche Inception, il film con cui Christopher Nolan ha immaginato il sogno come materia architettonica tangibile e malleabile.

La trama
In un mondo in cui è possibile penetrare i sogni per sottrarre i segreti più reconditi, Dom Cobb (Leonardo DiCaprio) è il più efficiente e conteso tra i ladri mentali. Per poter ricongiungersi ai figli, organizza una squadra di specialisti internazionali per l’incarico più complesso della sua carriera: non un furto, ma un’’inception’, ossia l’impianto di un’idea nella mente del giovane miliardario Robert Michael Fischer (Cillian Murphy). Tuttavia, la missione è continuamente minacciata dal riemergere di un fantasma interiore, la proiezione della moglie defunta Mal (Marion Cotillard), che incarna il senso di colpa e la pulsione autodistruttiva del protagonista.
La materia di cui sono fatti i sogni

A due anni dal successo planetario de Il cavaliere oscuro (2008), Inception (2010) segna per Christopher Nolan un ritorno al soggetto originale, dopo alcuni acclamati adattamenti letterari (Memento, Batman Begins) e remake (Insomnia). Il film si configura come un heist movie sui generis, costruito come un labirinto di specchi tra sogno e realtà e arricchito da suggestioni provenienti da Matrix (Lana e Lilly Wachowski, 1999), Paprika (Satoshi Kon, 2006), eXistenZ (David Cronenberg, 1999) e dal noir hard boiled. In esso, più che in opere precedenti, si manifesta tutto il credo cinematografico nolaniano, coniugazione di intreccio cerebrale, rigore formale, spettacolarità e cast stellare.
Quello di Inception è un universo filmico che si distingue per la sua concretezza. I sogni, tutt’altro che luoghi astratti, hanno la consistenza fisica e architettonica di spazi abitabili e città manipolabili, imperi industriali da penetrare per rubare idee. Pur trattando di sogni, Nolan ne offre una rappresentazione tangibile, dove le pulsioni freudiane occupano un ruolo marginale e tutto viene regolato da leggi quasi ingegneristiche. La scenografia di Guy Hendrix Dyas, ispirata alle litografie di Escher e all’architettura di Frank Lloyd Wright e del brutalismo, rende perfettamente questo concetto di sogno come materia viva, progettabile, plasmabile – l’immagine, rimasta iconica, della città che si ripiega su sé stessa -.
Non casualmente, la figura della giovane architetta Ariadne (interpretata allora da Ellen, oggi Elliot Page) richiama la mitologica Arianna, che donò a Teseo il filo con cui districarsi nel dedalo del Minotauro – il labirinto attraversa l’intera opera, dal logo della Syncopy Films fino alle geometrie oniriche -. E poi ci sono i ‘totem’, piccoli oggetti personali che i personaggi utilizzano per distinguere il sogno dalla realtà, in una delimitazione netta del confine tra identità e costrutto.
Un film sui miti fondativi del cinema

Pur innestandosi su una struttura da film d’azione ed eccedendo a tratti nell’esposizione verbale, Inception resta una solida esplorazione della memoria, del tempo e del desiderio di controllo. Il racconto viene articolato su tre livelli onirici, ognuno con una propria temporalità: il tempo del sogno si dilata e si replica, una ferita in un livello può essere rallentata o sospesa in un altro. Nolan anticipa così il relativismo temporale di Interstellar, mentre i bassi ritmici e le chitarre elettriche di Hans Zimmer attraversano le stratificazioni oniriche, braccando la squadra di Cobb costantemente in corsa.
Inception è anche un film sul cinema. La sequenza del corridoio rotante a gravità zero – realizzata tramite un set fisico montato su un gimbal capace di ruotare di 360 gradi – rimanda tanto al 2001: Odissea nello spazio kubrickiano quanto alle coreografie wuxia cinesi. Il numero 528491, cifra ricorrente, richiama l’immaginario spionistico dei Bond movies. In effetti, accanto all’influenza di Michael Mann – rintracciabile nell’ossessione per il controllo e l’eleganza sartoriale dei personaggi – emerge un chiaro respiro ‘bondiano’: l’azione si dispiega in location esotiche (Mombasa), mentre l’assalto innevato omaggia esplicitamente Al servizio segreto di Sua Maestà, il film di 007 prediletto da Nolan. La figura stessa di Mal, interpretata con eleganza perturbante da Cotillard, evoca la dialettica noir tra eros e thanatos.
Acclamato da pubblico e critica come uno dei blockbuster chiave del nuovo millennio, Inception ha incassato oltre 800 milioni di dollari su un budget di 160 milioni, ottenendo quattro Oscar tecnici (fotografia, sonoro, effetti visivi e montaggio sonoro) nell’annata di The Social Network (David Fincher) e Il discorso del re (Tom Hooper).

Libraio, consumatore seriale di lungometraggi con una passione famelica per tutto ciò che arriva dall’Estremo Oriente, feticista dei libri editi da Taschen. Ogni tanto scrivo cortometraggi.
