
Tra anatemi e situazioni grottesche, Il libro delle maledizioni di Soichi è una horror comedy nerissima capace di inquietare con le sue tavole e i sorrisi perversi dell’omonimo protagonista.
Ecco a voi Soichi, tutto sinistri sorrisi e… chiodi

Uscito in madrepatria nel 2007 e, successivamente, nel 2018 in Italia, Il libro delle maledizioni di Soichi si discosta dalla produzione body horror del Maestro Junji Itō senza, tuttavia, abbandonare del tutto l’alveo del J-Horror nonostante la sua anima sia prettamente quella di una sublime commedia nera episodica.
Studente di quinta elementare e terzogenito in famiglia, Soichi ha tutti i tratti caratteristici di una personalità sociopatica: osserva di nascosto, ha la malsana abitudine di leccare chiodi e – soprattutto – di lanciare maledizioni (non sempre funzionanti e con esiti imprevedibili) per via dell’insofferenza che prova verso l’altro da sé, in un crescendo di situazioni iperbolicamente grottesche.
Horror psicologico, paranormale e la preveggenza del destino
Ma perché Soichi ha questa predisposizione agli occulti rituali atti a far soffrire chiunque gli graviti intorno? La risposta, senza entrare in zona spoiler, può essere racchiusa nella locuzione latina nomen omen, atta a confermare come, questo impensabile destino, sia già previsto nella sua vita che si muove tra terreno e ultraterreno.
Seppur si tratti di un più che chiaro espediente narrativo, ciò permette al manga di aggirarsi nei lidi tanto dell’horror psicologico quanto in quello marcatamente paranormale.
Un geniale mix tra icone horror e folklore giapponese

Quello che più colpisce di Il libro delle maledizioni di Soichi è la sagacia con cui Junji Itō fa convivere una certa iconografia di cotanta tradizione orrorifica nonché il folklore del Sol Levante. Nel manga, i rituali (come quello realmente esistente della maledizione perpetrata durante ‘l’ora del bue’) non si limitano a scatenare solo ed esclusivamente effetti fisici sulle povere vittime designate di Soichi, bensì permettono ai defunti di ritornare sotto forma di non morti e agli oggetti inanimati, come bambole di pezza a grandezza uomo, di avere una vita propria con risultati a dir poco… disastrosi.
Inoltre, Soichi stesso ha l’aspetto di una figura vampirica: pallore della pelle, occhiaie pronunciate, ‘vita’ notturna e quella ‘carenza’ di ferro (sintomo dell’anemia) con cui giustifica l’avere sempre dei chiodi in bocca.
Perché leggerlo (soprattutto se ami l’umorismo nero)

Se non siete persone superstiziose e che vanno a braccetto con il black humour al vetriolo che, di pari passo, scandisce una sequela di situazioni kafkiane e sempre più grottesche, Il libro delle maledizioni di Soichi non può mancare tra le vostre letture.
Attenzione, però: seppur più ‘leggero’ rispetto ad altre opere del Maestro, se non si è avvezzi al genere ricordate che si tratta pur sempre di un horror (ibridato con la commedia nera) sì lontano da mutazioni corporee e scene di gore estremo alla Itō ma, ciò nonostante, le sue tavole potrebbero… beh… provocarvi qualche incubo.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
