Dietro le tavole da manga solo apparentemente spensierato, Il cane che guarda le stelle è un seinen profondo e toccante, che mette in discussione e fa riflettere sul valore della libertà quando si è perso tutto. Riscopriamo la notevole opera di Takashi Murakami.

Un seinen nascosto sotto la superficie

Il cane che guarda le stelle di Takashi Murakami è una storia profonda, adulta e che si cela dietro a delle tavole dallo stile leggero e spensierato che, a volte, si alternano con altre dal tratto decisamente più realistico. Dunque, se il primo (fuorviante) impatto è quello di un manga di facile lettura, probabilmente è proprio ciò che Murakami ha voluto: depistare il lettore per poi metterlo, pagina dopo pagina, davanti a tematiche e riflessioni relative all’esistenza e ai rapporti sociali e familiari i quali, da un momento all’altro, possono disintegrarsi.
Il mondo ad altezza di quattro zampe

Fin dall’inizio, ciò che davvero colpisce e rende l’opera interessante, è l’approccio narrativo dell’autore: la storia procede non solo dal punto di vista degli umani che anzi, diventa quasi secondario, bensì da quello di un cane di famiglia. Il mondo viene, in tal modo, filtrato alla sua altezza, davanti a degli occhi che non comprendono, pienamente, dinamiche e situazioni, così come gesti e scelte delle persone che compongono il nucleo familiare.
Ed è proprio il cane, qui, a essere collante delle vicende e, di pari passo, attante di cambiamenti, allontanamenti, silenzi, passività e gravità che sanciscono, giorno dopo giorno, l’inizio della fine del microcosmo felice e caloroso della famiglia.
Perdere tutto per ritrovare se stessi

Il messaggio di Il cane che guarda le stelle è alquanto chiaro, diretto e senza filtri alcuni: perdere tutto, perdere la famiglia, la salute, il lavoro e anche quei beni materiali atti ad assicurare sostentamento e riparo, decretano la trasfigurazione da individualità fisica a ‘fantasma’ sociale. Uno zero tra tanti uno, depauperato di reputazione e affetto eccetto quello di un compagno silenzioso e fedele come un cane, spalla di una nuova esistenza nonché avventura on the road che non offre nessuna certezza, semmai avvolge il tutto di una patina amara nel momento in cui, la realtà, colpisce a pugno chiuso.
Essere eccessivamente accondiscendente, non schierarsi mai e vivere la vita passivamente sono le cause di un’esistenza ridotta in briciole e che, proprio da questi residui, aiuta a comprendere il valore di qualcosa e qualcuno.
Ottenere la libertà (ma a quale costo?)

Nel perdere tutto, a volte, si può raggiungere la libertà: niente oneri sociali, niente etichette o programmi di sorta. È quello che prende le mosse nella prima parte di Il cane che guarda le stelle: rinunciare a qualsivoglia persona, oggetto e valore economico per vivere una vita ‘leggera’, lontano dalla frenesia e dal giudizio. Ma il contraltare con cui fare i conti è quello di un vuoto intorno a se stessi, di un’immagine che sbiadisce e scompare nel mezzo del nulla, lontano dagli occhi delle persone eccetto quegli ultimi istanti vissuti al fianco del compagno di avventure a quattro zampe.
Diversamente, la seconda parte dell’opera ribalta il messaggio: è proprio quando si è raggiunta quella che, a maggior ragione, viene identificata come libertà personale che ci si può capacitare come, il costo per ottenerla, sia stato quello di trascurare e rinunciare agli affetti e al calore di un amico non dotato della capacità di parola, ma capace di dare tanto amore.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
