
Dal lontano 1978, quando John Carpenter diede vita al suo capolavoro horror, la saga di Halloween ha attraversato oltre quattro decenni di cinema, regalandoci sequel, remake e reboot che hanno consolidato Michael Myers come una delle icone più riconoscibili del cinema dell’orrore. Con ben tredici capitoli all’attivo, il franchise ha vissuto alti e bassi, momenti di gloria e cadute a picco nella mediocrità. Ripercorriamo l’intera filmografia dedicata all’Ombra della Strega, dai capitoli più deludenti fino al capostipite che ha definito un intero genere.
Halloween III – Il signore della notte (1982)

La medaglia di legno non poteva che andare a Halloween III – Il signore della notte, capitolo alquanto anomalo e l’unico della serie a non includere Michael Myers. La decisione di trasformare Halloween in un’antologia tematica si è rivelata un fallimento commerciale e artistico. La trama ruota attorno a Conal Cochran, sinistro produttore di giocattoli che nasconde un piano diabolico: le sue maschere contengono chip e frammenti di pietra druidica di Stonehenge che, attivati da uno spot pubblicitario durante la notte di Halloween, causeranno la morte di tutti i bambini che le indossano. Nonostante qualche sequenza inquietante, il film scivola spesso nel grottesco non voluto e oggi appare tremendamente datato.
Halloween Ends (2022)

Il capitolo conclusivo della trilogia di David Gordon Green delude le aspettative, tradendo le promesse di un finale epico. Halloween Ends, invece di concentrarsi sullo scontro definitivo tra Laurie Strode e Michael Myers, perde tempo seguendo Corey Cunningham, un nuovo personaggio che catalizza troppa attenzione narrativa. Michael Myers viene relegato quasi a comprimario per gran parte della durata, frustrando gli spettatori che attendevano una resa dei conti memorabile. Il tentativo di esplorare temi sulla natura del male e il contagio della violenza risulta confuso e mal sviluppato, rendendo questo finale una chiusura poco soddisfacente per una trilogia che era partita con ben altre premesse.
Halloween – La resurrezione (2002)

Diretto da Rick Rosenthal, questo ottavo episodio rappresenta il punto più basso della saga originale. Halloween – La resurrezione cavalca la moda del reality show e dell’estetica trash dei primi anni Duemila: un gruppo di giovani partecipa a un programma televisivo che li vede trascorrere una notte nella casa d’infanzia di Michael Myers. Naturalmente, il serial killer è ancora lì e dà inizio all’ennesimo massacro. Il risultato è un prodotto che rinnega completamente lo spirito originale del franchise, puntando su brividi superficiali e una narrazione che strizza l’occhio al pubblico adolescenziale in cerca di emozioni facili.
Halloween 6 – La maledizione di Michael Myers (1995)

Il sesto capitolo tocca il fondo creativo, tentando di spiegare l’inspiegabile. L’introduzione del Culto della Spina, una setta druidica responsabile dei poteri sovrannaturali di Michael, è una soluzione narrativa forzata che mina il mistero che circondava il personaggio. Pur offrendo scene di violenza estrema e gore abbondante, Halloween 6 – La maledizione di Michael Myers rappresenta il tentativo disperato di dare una logica a ciò che non ne aveva bisogno, risultando in un film privo di memorabilità.
Halloween 5 – La vendetta di Michael Myers (1989)

Sopravvissuto all’esplosione del film precedente, Michael si rifugia in una caverna dove un eremita lo cura. Una volta guarito, naturalmente, uccide il suo salvatore e riprende la caccia alla nipote Jamie. Halloween 5 – La vendetta di Michael Myers è un capitolo che mostra evidenti segni di stanchezza creativa: il franchise avrebbe potuto concludersi dignitosamente già con il secondo film, ma la necessità di produrre sequel ha portato a una diluizione progressiva dell’efficacia narrativa e dell’atmosfera che aveva reso grande l’originale.
Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers (1988)

Dieci anni dopo gli eventi del secondo film, Michael si risveglia dal coma e scopre che Laurie Strode (ufficialmente morta in un incidente) ha lasciato una figlia. Il dottor Loomis torna a caccia del mostro per impedirgli di completare la sua missione. Sebbene il tentativo di esplorare le dinamiche familiari e le origini del male incarnato da Myers sia apprezzabile, l’esecuzione di Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers risulta mediocre. Le atmosfere carpenteriane sono ormai un ricordo, sostituite da quelle di un anonimo slasher che fatica a giustificare la propria esistenza.
Halloween – 20 anni dopo (1998)

Vent’anni dopo la presunta morte di Michael Myers, una serie di omicidi annuncia il suo ritorno. Laurie Strode, che ha simulato la propria morte e vive sotto falsa identità, deve affrontare nuovamente suo fratello. Halloween – 20 anni dopo è il capitolo che segna il ritorno di Jamie Lee Curtis e un tentativo, parzialmente riuscito, di riavvicinarsi allo spirito dell’originale. Pur non raggiungendo i vertici del capostipite, riesce a costruire momenti di genuina tensione grazie a una sceneggiatura più curata rispetto ai predecessori immediati.
Halloween II (2009)

Rob Zombie ritorna dietro la macchina da presa per il secondo capitolo del suo reboot. Michael, creduto morto dopo essere stato colpito alla testa da Laurie, si risveglia dal coma e riprende la caccia alla sorella. Halloween II è un’escalation di violenza splatter, un delirio visivo che alterna brutalità esplicita a sequenze oniriche disturbanti. Zombie non risparmia nulla allo spettatore, creando un’opera intrisa di nichilismo e cattiveria pura, un viaggio negli inferi dove Myers regna come signore incontrastato della morte.
Halloween Kills (2021)

Secondo capitolo della trilogia di David Gordon Green. Mentre Laurie è ricoverata in ospedale, Michael sfugge all’incendio che doveva ucciderlo e scatena un massacro ancora più brutale. Gli abitanti di Haddonfield decidono di dargli la caccia in un’escalation di paranoia e violenza. Halloween Kills vive di una natura duale: da un lato è un capitolo di transizione che aggiunge poco alla trama complessiva, dall’altro è un esercizio di stile splatter che non lesina uccisioni sempre più elaborate e sanguinose. Un film che divide ma non lascia indifferenti.
Halloween II – Il signore della morte (1981)

Pur senza Carpenter alla regia (che rimane come sceneggiatore con Debra Hill), questo sequel diretto da Rick Rosenthal prosegue direttamente dalla fine del primo film. Laurie viene portata in ospedale dopo aver affrontato Michael, ma il serial killer la raggiunge trasformando la struttura sanitaria in un mattatoio. Halloween II – Il signore della morte mantiene buona parte della tensione dell’originale, anche se aumenta significativamente il tasso di violenza esplicita, spostando l’accento dallo slasher psicologico allo splatter più viscerale. Rimane comunque uno dei sequel più validi della saga.
Halloween – The Beginning (2007)

Rob Zombie affronta l’ardua sfida di reimmaginare il classico di Carpenter e lo fa a modo suo. Il film esplora in profondità l’infanzia disturbata di Michael Myers, mostrando le radici della sua psicopatia prima di accompagnarlo nell’età adulta dove il mostro emerge definitivamente. Non è l’Halloween di Carpenter: Halloween – The Beginning è più sporco, più violento, più esplicito. Un’immersione brutale nel male che non offre vie di fuga allo spettatore. Chi cerca la sottile inquietudine dell’originale rimarrà deluso, ma chi accetta l’approccio estremo di Zombie troverà un remake coerente e potente.
Halloween (2018)

David Gordon Green opera una scelta coraggiosa: cancellare dalla continuità tutti i sequel successivi al 1978 per creare un seguito diretto a quarant’anni di distanza. Laurie Strode ha vissuto nell’ossessione di Michael Myers, preparandosi per il giorno in cui sarebbe tornato. E quel giorno arriva quando l’Ombra della Strega fugge durante un trasferimento. Halloween bilancia magistralmente omaggio al classico e innovazione: recupera l’atmosfera carpenteriana ma non esita a mostrare violenza esplicita, costruendo una tensione fisica palpabile che culmina in una resa dei conti brutale.
Halloween – La notte delle streghe (1978)

Il vertice assoluto non può che essere occupato dall’opera che ha dato vita a tutto. Il capolavoro di John Carpenter non è solo il miglior film della saga, ma uno dei pilastri fondamentali dell’horror cinematografico. La storia del piccolo Michael Myers che uccide la sorella nella notte di Halloween del 1963 e, quindici anni dopo, fugge dall’ospedale psichiatrico per tornare a Haddonfield e terrorizzare la babysitter Laurie Strode e le sue amiche, è raccontata con una maestria tecnica straordinaria. Con Halloween – La notte delle streghe Carpenter costruisce il terrore attraverso inquadrature soggettive, musiche ossessive (composte da lui stesso) e un uso sapiente del fuori campo. L’Ombra della Strega è un’entità quasi soprannaturale, un male puro che emerge dal buio quando meno te lo aspetti. Accusato inizialmente di misoginia, il film si è rapidamente imposto come un cult intoccabile, il manifesto dello slasher moderno e una lezione di cinema horror che, ancora oggi, non ha eguali.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
