Tra satira sociale, ironia nera e immaginario anni Ottanta, Gremlins di Joe Dante continua a definire un intero modo di intendere il fantahorror e a confermarsi come cult del cinema natalizio.

La trama

La cittadina di Kingston Falls si prepara a festeggiare il Natale e il giovane Billy Peltzer (Zach Galligan), impiegato di banca, riceve dal padre un regalo molto particolare: un mogwai ribattezzato Gizmo, creatura dolcissima ma accompagnata da tre regole ferree da non infrangere mai.
Quando un imprevisto porta alla nascita di una nuova stirpe di mogwai ribelli e ostili, la cittadina si trasforma nel terreno di una vera e propria guerriglia urbana. Billy, insieme a Kate (Phoebe Cates) e Gizmo dovrà, così, fermare l’invasione prima che si diffonda oltre i confini urbani.
Un evergreen natalizio del fantahorror anni Ottanta

Quarantuno anni dopo la sua uscita, Gremlins continua a essere un appuntamento fisso delle festività, merito di un’estetica anni Ottanta che non è mai invecchiata e di un’alchimia perfetta tra commedia nera e fantahorror.
Il trio Spielberg, Columbus e Dante ha costruito un prodotto di intrattenimento che è insieme omaggio e sovversione del cinema fantastico classico, giocando con un equilibrio ritmico che, ancora oggi, risulta sorprendentemente moderno. La forza del film, infatti, sta nella sua identità ibrida: rassicurante nelle atmosfere natalizie ma sempre pronto a scivolare nel grottesco, nel parodico e nel perturbante.
Satira, citazionismo e critica sociale

Tuttavia, l’apparente innocenza dell’ambientazione natalizia non deve trarre in inganno, poiché Gremlins è un atto d’accusa mascherato da commedia. Joe Dante utilizza le creature come simbolo della deriva consumistica e dell’ipocrisia di una middle class americana che si rifugia nel decoro, salvo mostrare il peggio di sé alla prima crepa.
Le dinamiche sociali, incarnate da figure caricaturali come l’odiosa Mrs Deagle, prendono vita in una satira feroce ma irresistibile, capace di alternare toni leggeri e momenti di critica acuta. E grazie a un’abbondanza di citazioni cinematografiche – dall’horror classico all’animazione slapstick – il film costruisce un linguaggio visivo pienamente consapevole delle sue radici.
La poetica di Joe Dante tra anarchia e meraviglia

La vera firma di Dante è la capacità di trasformare il caos in spettacolo, mantenendo sempre un intento creativo preciso. Le sequenze più memorabili di Gremlins – il bar devastato e il cinema assaltato dai mostriciattoli in delirio – non sono solo set piece divertenti, bensì rappresentano l’esplosione incontrollabile delle tensioni sociali dell’opera.
Attraverso creature volutamente sgradevoli ma animate con una cura straordinaria, il regista costruisce un mondo in cui la favola si contamina con il sovversivo e in cui lo spirito natalizio è continuamente ribaltato. Il risultato è quello di un cult che ha influenzato generazioni di registi definendo, di pari passo, un canone estetico tuttora riconoscibile.
Il lato oscuro del Natale

A rendere Gremlins un film più complesso e stratificato di quanto la sua superficie giocosa lasci intendere è anche l’inserimento di tematiche adulte legate al dolore, alla perdita e alla disillusione. Emblematico, in questo senso, è il personaggio di Kate, portatrice di uno dei momenti più spiazzanti e controversi del film: il suo monologo sul Natale come ricorrenza segnata da un trauma irrisolto.
Il racconto della morte del padre, avvenuta proprio nel giorno di Natale, spezza improvvisamente il tono della narrazione, introducendo una riflessione amara sulla depressione natalizia e sull’impossibilità, per alcuni, di aderire all’obbligo sociale della felicità festiva. Joe Dante non arretra di fronte a questa frattura tonale ma la utilizza consapevolmente per incrinare la patina zuccherosa dell’immaginario natalizio mostrando come, dietro le luci e le decorazioni, possano celarsi solitudine, lutto e alienazione.
In questo senso, Gremlins non si limita a sabotare il Natale attraverso il caos e la distruzione, ma lo mette in discussione sul piano emotivo e simbolico, rivelando il suo potenziale oppressivo. È anche grazie a momenti come questo che il film trascende il semplice intrattenimento, assumendo i contorni di una favola nera capace di parlare, ancora oggi, a uno spettatore adulto e consapevole.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
