
In occasione dell’uscita del suo nuovo album Cose silenziose, Campi si è raccontato in un’intervista rilasciato ai nostri microfoni
Il suo album Cose Silenziose è uscito oggi, venerdì 30 gennaio. Ed è di questo, ma anche di tanto altro, che Campi ha parlato in un’intervista rilasciato ai nostri microfoni.
Come nasce l’album Cose silenziose?
«Nasce in un momento in cui, dopo un periodo molto intenso e ricco di esperienze diverse, mi sono rimesso a scrivere prima di tutto per me. La prima domanda che mi sono fatto è stata “come stai?”, ed è da lì che è nato il primo brano, “Tutto a posto”. Da quella domanda lo sguardo si è allargato naturalmente al momento storico che stiamo vivendo. Mi sono accorto, mentre scrivevo, che il privato e il collettivo erano sempre più intrecciati e impossibili da separare e che, senza rendermene conto, ogni canzone stava diventando un tassello di qualcosa di profondamente collegato».
Il senso del disco e dei testi dei brani presenti è soprattutto sottolineare quanto sia importante, al giorno d’oggi, restare umani?
«Sì, in qualche modo è un album che nasce dal mio sentire in un periodo di grande incertezza e smarrimento. Mi sono chiesto cosa valga davvero la pena salvaguardare e in che modo farlo, come reinventarsi per non perdere il contatto con ciò che ci rende umani. In un momento storico in cui nulla di tutto questo è scontato, mi sono accorto scrivendo che ogni canzone sviluppava a modo suo quella domanda iniziale, trasformandosi in una piccola forma di resistenza quotidiana».
Il titolo dell’album Cose silenziose induce una riflessione: a volte, il silenzio è il miglior modo per fare rumore?
«L’album parla di gesti silenziosi, di tutto ciò che non fa rumore e rischia di perdersi, ma che in realtà è preziosissimo perché capace di tenere insieme le persone. È una riflessione su cosa sia davvero importante e su ciò che, per citare Sorrentino ne “La grande bellezza”, rimane sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore».
Quanto è cambiato e cresciuto Campi da Un ballo di altalene, il tuo album di esordio, a Cose silenziose?
«Sì, sono cambiato prima di tutto io e il mio sguardo sul mondo. “Un ballo di altalene” era un disco più impulsivo e sognante, che attraversava diverse fasi della mia vita a partire dal liceo ed era molto centrato sul mio sentire, sulle esperienze e sulle storie che mi giravano intorno. In “Cose silenziose”, invece, c’è molto di più di ciò che accade fuori di me, perché oggi sento che il contesto incide in modo profondo su chi siamo e su come stiamo. È un album più riflessivo, probabilmente perché lo sono diventato anch’io, e perché sentivo il bisogno di osservare di più e spiegare di meno».
Nel giugno 2024 hai aperto un concerto di Vasco Rossi: che ricordi hai di quell’esperienza?
«Aprire un concerto di Vasco Rossi a San Siro è stato qualcosa di profondamente surreale. Da ragazzino il primo grande concerto che ho visto è stato proprio il suo, ci ero andato con mia madre, senza immaginare minimamente cosa sarebbe successo dopo. Ritrovarmi anni più tardi su quello stesso palco è stato come chiudere un cerchio: una scarica di adrenalina enorme, ma anche un momento di grande gratitudine. È un ricordo che porterò con me per sempre».
Quali sono gli artisti a cui ti ispiri maggiormente?
«Sicuramente, da bolognese, il cantautorato della mia città ha avuto un peso enorme nella mia formazione. Artisti come Samuele Bersani, Cesare Cremonini e Lucio Dalla, su tutti, sono stati e continuano a essere punti di riferimento importanti. Più in generale mi sento debitore di tutto il cantautorato italiano. Guardando fuori dall’Italia, invece, una presenza costante nel mio percorso sono stati i Beatles, che ascolto e riascolto da sempre»

Non analizzo spartiti, interpreto emozioni. Lascio volentieri il righello del tecnicismo ossessivo ai diplomati al Conservatorio e la bava del purismo ai tuttologi del web. Tengo il sarcasmo per chi è convinto che la musica sia una gara di ginnastica o un concorso a premi, anziché un modo viscerale di urlare cosa si ha dentro. Se cercate una pagella o una recensione arida da periti fonici, citofonate altrove; se invece volete capire perché quel disco o quella canzone vi ha cambiato la vita, potreste essere nel posto giusto.
