
Er Pablo si è raccontato in una lunga e interessante intervista rilasciata ai nostri microfoni, dove ha toccato molti temi
Il suo ultimo singolo Johnny, ma anche il suo amore per il rap e i suoi progetti futuri. Er Pablo, in un’intervista rilasciata ai nostri microfoni, ha toccato molti temi.
Com’è nato il singolo Johnny?
«“Johnny” nasce dall’unione del mio amore e il mio studio della musica. Una canzone ovviamente non nasce mai da un singolo elemento, ma da tanti piccolo eventi quotidiani che alimentano il flusso creativo. “Johnny” nello specifico nasce dal mio studio di “Le Mer” di Debussy, ascoltandola mi resi conto che quell’opera non era in grado di farmi vedere il mare, ma aveva il potere di farmelo sentire, il crescere delle onde, il soffiare del vento. Improvvisamente mi resi conto che avevo sempre interpretato la musica da un punto di vista prettamente visivo.
Volevo provare a trasmettere questa sensazione all’interno della mia musica, così scrissi uno spartito interamente orchestrale con qualche accenno di voce verso la fine, quello spartito dopo alcune riscritture e adattamenti diventò “Johnny”. Il titolo è una citazione al coro “Leave her Johnny”, in cui si parla di questo pirata che durante le sue avventure si ritrova a lasciar andare qualcuno o qualcosa. Mi fece venire in mente le lancette di un orologio, anche loro si lasciano sempre alle spalle qualcosa, secondi, minuti, ore, anni…Così è nato il testo della canzone».
Contrasto tra sound morbido e rap incalzante: cosa c’è dietro questa scelta stilistica?
«Per mio gusto personale reputo il rap il genere perfetto, per più motivi ma principalmente per il fatto che per fare rap hai bisogno solo di un metronomo. In “Johnny” la musica è morbida e delicata, e porta l’ascoltatore in uno stato di rilassamento, la mia voce, al contrario, è incisiva e cruda. Questo scontro emotivo tra voce e musica rappresenta il mio stato d’animo davanti allo scorrere del tempo, che spesso ho l’impressione mi stia prendendo in giro, e altre volte mi conforta e mi rassicura ricordandomi che domani è un altro giorno».
Quanto sei cambiato e cresciuto artisticamente da Veterano a Johnny?
«“Veterano” per me è stata la dimostrazione di saper scrivere una canzone, “Johnny” è la dimostrazione che so scrivere un brano unendo più sfere della musica che mi appassionano. Credo che in questi ultimi tempi sia cresciuta la mia consapevolezza della musica, mi sono innamorato dei grandi compositori e li sto studiando, di recente ho scoperto degli artisti francesi che sto cercando di comprendere. La mia crescita artistica si sviluppa in parallelo alla mia curiosità per l’arte, che per mia fortuna non ha limiti».
A colpire è la profondità e l’emotività presente nei tuoi testi. Ma quanto c’è di autobiografico?
«Sarebbe sciocco pensare che nei miei testi non ci sia la mia vita dentro, la mia penna si nutre della quotidianità, e del mondo che ho intorno. I testi sono la trascrizione dei miei pensieri e delle mie riflessioni, non c’è una singola parola che ho scritto che non mi fa venire in mente un posto o un flash che ho vissuto».
Le tue origini affondano nell’hip hop romano. Ma quali sono i tuoi punti di riferimento?
«L’hip hop è l’origine del mio amore per la musica, ma ovviamente gli artisti che amo non sono solo rapper. I miei punti di riferimento sono artisti di tutti i tipi. In Italia abbiamo il privilegio di aver avuto alcune delle penne più belle della storia: De André, Dalla, Califano, De Gregori…
Sono solo alcuni esempi di cantautori italiani che studio e cerco di comprendere.
Io credo che gli artisti siano solo degli interpreti dell’arte ed essere nato in un paese e in una città dove abbiamo i maestri dell’arte, fa sì che i punti di riferimento siano tanti».
Quali sono i tuoi progetti futuri?
«Successivo a “Johnny” c’è un nuovo singolo già pronto per l’uscita, parla di destini. Dopo non so ancora cosa succederà, in questi giorni mi sono convinto che sia arrivato il momento di un EP. So già come suonerà e quali tracce troverete al suo interno, diverse a livello sonoro, ma collegate dai miei pensieri. Sarà il riassunto dei miei ultimi lavori, e un primo capitolo della mia musica».

Non analizzo spartiti, interpreto emozioni. Lascio volentieri il righello del tecnicismo ossessivo ai diplomati al Conservatorio e la bava del purismo ai tuttologi del web. Tengo il sarcasmo per chi è convinto che la musica sia una gara di ginnastica o un concorso a premi, anziché un modo viscerale di urlare cosa si ha dentro. Se cercate una pagella o una recensione arida da periti fonici, citofonate altrove; se invece volete capire perché quel disco o quella canzone vi ha cambiato la vita, potreste essere nel posto giusto.
