Fresco di arrivo sulla piattaforma di streaming Amazon Prime Video, Educazione criminale (She Rides Shotgun) di Nick Rowland è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Jordan Harper. Un dramma ibridato col crime movie e che mette, sotto la lente, il rapporto padre-figlia.

La trama

Nate McClusky (Taron Egerton) esce di prigione sperando di rifarsi una vita ma, durante la detenzione, si è messo contro una potente gang che ha sancito la sua condanna a morte. Quando la sua famiglia viene brutalmente colpita, Nate si trova costretto a fuggire insieme a sua figlia Polly (Ana Sophia Heger), una ragazzina di 11 anni che conosce a malapena, poiché accusato di aver ucciso l’ex moglie e il compagno.
Senza soldi, senza veri alleati – eccetto il detective John Park (Rob Yang) che non crede nella sua colpevolezza e vuole incastrare i membri della gang – e con il pericolo sempre alle calcagna, Nate insegna a sua figlia a sopravvivere. Tra fughe, violenza, tradimenti e colpi bassi, tra i due si innesca un legame inedito.
Tra crime drama e thriller, un’intensa analisi del rapporto padre-figlia

Adattamento dell’omonimo romanzo di Jordan Harper pubblicato nel 2017 (e l’anno successivo in Italia), Educazione criminale (She Rides Shotgun) fin dall’inizio mostra quella che è la sua natura, ovvero un crime movie che incrocia la propria strada con il thriller dagli echi del poliziesco e il dramma esistenziale. Ed è proprio per via di questa sua identità ibrida, decisamente chimerica che il lungometraggio di Nick Rowland funziona, in particolare sulla tensione e l’empatia.
Difatti, il film riesce a intrecciare scoppi di violenza, un senso di pericolo reale e una marcata componente emotiva che si innerva tra la fuga disperata di padre e figlia, la costante paura di non farcela, il tradimento di chi ci si poteva fidare e, per ultimo, il senso di protezione e l’opprimente peso della colpa. Ed è proprio per tutte queste peculiarità che Educazione criminale è molto più di un crime movie con momenti da action: è un dramma di sopravvivenza su dei legami spezzati che cercano la strada della redenzione.
Dinamiche familiari e interpretazioni sentite

Nonostante la violenza e l’urgenza del thriller, la parte più potente resta la costruzione della relazione tra Nate e Polly. La dinamica padre-figlia, non a caso, è il cuore pulsante dell’intera opera che vibra su un leitmotiv fatto di una fragile fiducia che si costruisce lentamente e che scaturisce, di pari passo, nella scoperta reciproca di umanità e fragilità.
Merito di due interpretazioni molto forti e coinvolgenti, come quella di Taron Egerton alquanto convincente nella sua ‘dualità’: ex detenuto ferito nella fiducia e nello spirito ma disposto a tutto per proteggere sua figlia. A Egerton fa da contraltare la giovanissima e magnetica Ana Sophia Heger, che interpreta un ruolo ancor più centrale: la sua Polly non è una bambina ‘da film d’azione’ perfetta ma rappresenta paure, vulnerabilità e fragilità reali facendo sì che, il suo percorso emotivo, abbia un peso reale nella narrazione.
Un adattamento funzionale nonostante qualche piccolo difetto

Educazione criminale abbonda di stilemi del crime movie più puro, a partire dall’atmosfera visiva che va a braccetto con una regia coerente. Nick Rowland punta su un realismo sporco, su ambientazioni crude (motel, autostrade, fughe notturne, posti degradati) che rispecchiano lo stato d’animo dei protagonisti che oscilla tra precarietà, paura e isolamento. E questo rende il wordbuilding del film più credibile e coinvolgente, violento e dai toni adulti che permeano l’atmosfera cupa di questa cruda storia.
Ciò nonostante, alcuni aspetti potrebbero risultare un po’ convenzionali se non prevedibili. È intellettualmente onesto riconoscere che Educazione criminale non rivoluziona il genere: la struttura fuga-persecuzione, gangster e poliziotti corrotti è già stata vista molte volte.
Così come, in alcuni punti, l’equilibrio tra azione e introspezione vacilla anche se si tenta di bilanciare la tensione costante e l’approccio introspettivo. Nella parte finale, quello che si nota è una lieve perdita del ritmo emotivo. La conclusione del lungometraggio è sì potente, ma il viaggio intermedio non sempre sostiene coerentemente tutti gli elementi e il rischio è quello di alimentare del materiale derivativo fatto di sentimentalismo o stereotipi.
Un titolo che non cerca vie facili

Affrontare un rapporto padre-figlia in un contesto criminale è un’operazione delicata e certe scene rischiano di cadere nel manierismo o nel melodrammatico. Però, in molti casi il film evita tale caduta, conscio del fatto che la tensione tra il duro realismo e il dramma emotivo è un’arma a doppio taglio.
Educazione criminale è, per certi versi, un adattamento davvero coraggioso: non cerca vie facili né edulcora il dolore. Non cerca, appunto, un lieto fine facile o forzato. È uno di quei titoli duri ma umani, violento ma capace di far percepire, al tempo stesso, il senso di fragilità e la speranza di fondo.
Il film di Nick Rowland, disponibile su Amazon Prime Video, non è un capolavoro. Tuttavia, ha il grande merito di essere uno di quei ritratti realistici e crudeli su criminalità, vendetta, sopravvivenza e dinamiche familiari interrotte che, post visione, rimane dentro facendo riflettere.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
