La stagione 2 di Dorohedoro, l’adattamento anime dell’omonimo manga di Q Hayashida a cura dello studio MAPPA disponibile su Netflix e Amazon Prime Video, si è ufficialmente conclusa con un undicesimo episodio shock, al quale è seguito l’annuncio ufficiale di una terza stagione in produzione. In attesa di rivedere le dis(avventure) di Cayman e soci, ripercorriamo questo atto II che ha mantenuto alta la qualità tecnica e contenutistica già apprezzata nella prima stagione.

La trama

Ancora una volta il caos della città di Hole si intreccia con gli intrighi del mondo degli stregoni e le sinistre manovre dell’inferno. Di pari passo, Nikaido e Cayman continuano la loro ricerca della vera identità di quest’ultimo, mentre nuove rivelazioni sul passato e, con esse, inediti personaggi iniziano a emergere, complicando ulteriormente il mistero. Parallelamente, En e la sua famiglia intensificano la caccia ai responsabili delle recenti tensioni, portando a scontri sempre più violenti e surreali.
Una stagione 2 ancora più cupa della precedente

I primi tre episodi della seconda stagione di Dorohedoro (che abbiamo recensito qui) arrivati lo scorso primo aprile, avevano già dato conferma di un ritorno in grande stile dell’anime che adatta l’omonimo manga di Q Hayashida. Difatti, il dubbio che un inizio esplosivo fosse potenzialmente a rischio calo fisiologico, episodio dopo episodio è stato spazzato via, cosicché la stagione 2 di Dorohedoro ha dato dimostrazione di un ulteriore salto di qualità.
Di fianco ai pilastri portanti della prima stagione, ossia un’estetica sui generis accompagnata da una pura follia psichedelica, situazioni grottesche e forti momenti orrorifici, lo studio MAPPA ha alzato ancor di più l’asticella, ampliando non solo la lore ma anche l’iperviolenza e la cupezza di un’opera qual è Dorohedoro. Non a caso la prima, sostanziale differenza tra stagione 1 e 2 è quella che, di fianco a un umorismo alquanto macabro e nero, i toni sono diventati marcatamente più oscuri e inquietanti. Laddove il primo atto suscitava una certa ilarità anche nelle scene più estreme, questa parte II sorprende con dettagli molto disturbanti.
Non a caso, la stessa conclusione della stagione 2 di Dorohedoro fa leva su un cliffangher spiazzante, un effetto shock per stomaci davvero forti. Eppure, è proprio questo finale a permettere, fin da ora, un esponenziale aumento dell’hype negli spettatori, fomentando e sperando in un ritorno sulle piattaforme streaming nel più breve tempo possibile considerando che, tra prima e seconda stagione, sono trascorsi quasi sei anni.
Parola d’ordine: qualità

Ciò che ha funzionato in questa stagione 2 di Dorohedoro è, ancora una volta, l’eccellente comparto tecnico e visivo: la regia di Yūichirō Hayashi rimane il marchio di fabbrica (e di qualità) dell’adattamento, alternando tra primi piani intensi e inquadrature più ampie che trasmettono, agli occhi dello spettatore, tanto gli stati d’animo di ogni singolo personaggio quanto l’atmosfera malsana che avvolge il mondo narrativo di Dorohedoro. Si è di fronte a una regia ponderata e mirata nei momenti cruciali per la trama e in quelli introspettivi mentre, durante i combattimenti, diventa nervosa, frenetica, inarrestabile, quasi a voler rendere indelebili le varie carneficine che affollano anche questa seconda stagione.
Un comparto registico, dunque, che trasuda un’estetica iconica che permette all’anime di Dorohedoro di essere riconosciuto tra mille titoli col suo connubio di fantastico, horror grottesco e body horror, di deliri splatter e raccapriccio gore. Naturalmente, il comparto scenotecnico non si ferma, solo ed esclusivamente, alla regia di Yūichirō Hayashi e alla certosina composizione della serie egregiamente attuata da Hiroshi Seko. Non vanno dimenticate, infatti, le musiche dei (K)NoW_NAME che danno, anche a questa seconda stagione, la giusta marcia nonché tono identificativo squisitamente pop.
Ampliamento della lore e new entry nel roster

Naturalmente, questa stagione 2 di Dorohedoro non è una semplice continuazione lineare poiché, con gli 11 episodi che la compongono, sono stati adattati i tankōbon dal № 7 al 13 del manga, ovvero una porzione di storia non indifferente. Tra entrate in scena di nuovi personaggi, come la amabile (e purtroppo tragica) Natsuki, diversi membri dell’organizzazione degli Occhi Crociati e ritorni, si assiste a una costante crescita del roster in scena che, di pari passo, permette un’evoluzione continua della storia.
Tra segreti che si celano nella degradata Hole, così come all’inferno e nel mondo degli stregoni, Dorohedoro 2 piazza nella progressione narrativa backstory (è il caso della giovane strega Ebisu) e flashback, fondamentali per comprendere appieno, per chi non avesse letto il manga, sia il worldbuinding sia la lore dell’opera. Dettagli, questi, non da poco poiché ogni aggiunta fa sì che, le storie già in parte conosciute e con esse i rapporti tra i personaggi, possano evolversi sotto il segno dell’introspezione: è il caso del rapporto di amicizia tra Cayman e Nikaido sempre più intenso ma anche più ambiguo, senza dimenticare quello della relazione di ‘partenariato’ tra i due cleaner di En, ossia Noi e Shin.
Dorohedoro 2 è tutto questo e anche di più perché, sommando la fisiologica evoluzione della storia e dei personaggi, permette di assistere a colpi di scena sensazionali tali da lasciare sbigottiti, a tratti ‘traumatizzati’ tant’è da chiedersi se, ciò che si è appena visto, sia il vero decorso della trama incentrata sullo scontro tra mondi e sulla ricerca della vera identità di Cayman, oppure una momentanea e fittizia deviazione dalla narrazione.
Un seinen che crea dipendenza

Alla luce di tutto questo, è impossibile non riconoscere a Dorohedoro un grande merito: è un’opera che crea, seriamente, dipendenza. A ogni fine episodio, la voglia di saperne di più diventa quasi une necessità fisiologica. E tutto questo è dovuto al suo riuscito mix di elementi eterogenei: generi differenti (in particolare l’horror dal touch fantastico e la commedia nera) che convivono in perfetto equilibrio, una violenza estrema per la quale serve sì uno stomaco forte e che, nei momenti in cui si manifesta in tutta la sua efferatezza, sembra quasi di assistere a un ‘balletto’ di viscere ed emoglobina alquanto ipnotico. Non meno importante per Dorohedoro è il suo essere un’opera così dissacrante, blasfema, sporca e cattiva da avvolgere lo spettatore nelle sue ‘spire’ per farlo diventare parte attiva e integrata dell’universo narrativo.
Per questa lunga serie di motivi, la stagione 2 di Dorohedoro ha centrato, con il 100% di precisione, il bersaglio: non solo si è confermato come un grande ritorno da lungo tempo atteso nel palinsesto degli anime, ma ha saputo rinnovarsi senza rimanere incastrato in una semplice replica della prima stagione o peggio, nella contenutistica dal sapore di filler. Dorohedoro è sì un’opera, per certi versi, controversa e che potrebbe non piacere a chi ha il palato delicato. Ma per chi ama, alla follia, gli anime seinen davvero estremi, Dorohedoro è una tappa obbligatoria. E noi, non vediamo l’ora di ritornare a Hole, ancora una volta.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
