Dorohedoro è tornato e l’ha fatto in maniera ancora più sfrontata, eccessiva e grottesca. L’adattamento dell’omonimo manga di Q Hayashida riprende i fili con questa stagione 2 che, già dai primi tre episodi, promette umorismo nero, violenza estrema e situazioni al limite dello psichedelico. Li abbiamo visti e possiamo confermare che l’hype dell’attesa è stato gia (in parte) ripagato con questo esplosivo ritorno disponibile su Netflix.

La trama

Ancora una volta il caos della città di Hole si intreccia con gli intrighi del mondo degli stregoni e le sinistre manovre dell’inferno. Di pari passo, Nikaido e Cayman continuano la loro ricerca della vera identità di quest’ultimo, mentre nuove rivelazioni sul passato e, con esse, inediti personaggi iniziano a emergere, complicando ulteriormente il mistero. Parallelamente, En e la sua famiglia intensificano la caccia ai responsabili delle recenti tensioni, portando a scontri sempre più violenti e surreali.
Un grande ritorno atteso da anni

Atto II dell’adattamento dell’omonimo manga di Q Hayashida, Dorohedoro è tornato su Netflix dopo quasi sei anni da quella prima, folgorante stagione introduttiva. E con questi primi tre episodi, le aspettative sono già state (in parte), ripagate poiché estetica sui generis, pura follia psichedelica, situazioni grottesche e momenti orrorifici si sono già palesati senza troppi complimenti grazie allo studio Mappa.
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Questa seconda stagione di Dorohedoro, infatti, non entra dalla porta di servizio, bensì da quella principale in maniera sgarbata, prepotente e diretta riportando gli spettatori nel bel mezzo del caos fatto di combattimenti brutali, humour nero e dettagli disturbanti. E questi primi episodi non hanno fatto altro che consolidare il tono unico della serie, ampliando la lore e preparando il terreno per sviluppi ancora più oscuri che, qui, hanno trovato un più che delizioso (e stuzzicante) assaggio. D’altronde, era dal 2020 che si attendeva il prosieguo di questo anime talmente trascinante e – al tempo stesso – spiazzante in alcuni frangenti, pertanto l’hype non poteva non essere ripagato in maniera decisamente adeguata.
Un inizio di stagione al fulmicotone

Coadiuvato dalla impeccabile regia che aveva già contraddistinto la prima parte dell’adattamento, a cui si aggiunge lo stile grafico dei disegni che rendono l’opera uno dei fiori all’occhiello di Mappa, si riprendono in mano i fili lì dove si erano interrotti alla fine della prima stagione, introducendo delle novità. Dorohedoro amplia il roster dei personaggi, mentre delinea ancor di più quelli già conosciuti.
A partire da Cayman e Nikaido, ancora alla ricerca delle risposte che stanno inseguendo, per poi passare al pattern dei villains (che poi, tanto cattivi non sono…), con particolare attenzione al passato, seppur ancora mostrato in modo frammentato, della giovane strega Ebisu così come all’ulteriore sviluppo della relazione di ‘partenariato’ tra i due cleaner di En, ossia Noi e Shin, Dorohedoro aumenta l’introspezione sui personaggi noti e concede spazio alle new entry (ma non vogliamo entrare in zona spoiler). E nel bel mezzo di squarci di backstory, flashback e progressione narrativa, l’anime inonda lo schermo di brutalità, geyser di sangue, budella e morti ammazzati senza soluzione di continuità, mantenendo fede all’animo non convenzionale ed estremo di Dorohedoro.
Orrore, fantastico e umorismo

Ebbene, sì. La seconda stagione di Dorohedoro ha alzato l’asticella dell’iperviolenza, con scene altamente splatter e gore che superano perfino quelle dei precedenti 12 episodi, senza lasciare spazio all’immaginazione e per le quali serve uno stomaco forte. Ma nel mezzo della mattanza, ecco l’elemento che smorza tutto. Il sense of humour, decisamente black e macabro, non ha abbandonato questa seconda stagione anzi, in maniera sottile, è diventato ancora più tagliente, proprio come le lame che abbondano nei combattimenti.
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Quello di Dorohedoro è un pacchetto completo composto da orrore, fantastico e umorismo che potrebbe non piacere ai palati più fini mentre per gli estimatori tanto dell’opera cartacea dal target seinen quanto per chi è cresciuto a pane e anime estremi, è una vera e propria occasione ghiotta per immergersi, nuovamente, nel folle worldbuilding creato da Q Hayashida e adattato in forma animata da Yūichirō Hayashi e Hiroshi Seko.
In poche parole, bentornati a Hole!

A contornare le vicende ci pensa lei, la città di Hole che ‘splende’ in tutto il suo degrado, la sporcizia e quel senso di violenta dannazione senza fine in netto contrasto tanto con l’inferno – paradossalmente – quanto con il mondo degli stregoni.
E mentre la guerriglia tra umani, stregoni e diavoli continua e si alimenta episodio dopo episodio, la ricerca delle proprie identità, dei colpevoli di atti deplorevoli e di un filo ragionevole che ricostruisca il passato e dia un senso compiuto al presente, è diventata sempre più necessaria per gli antieroi di questo esplosivo adattamento. Dorohedoro è tornato, con prepotenza e senza freni inibitori. E ci piace così: ‘brutto’, sporco e cattivo.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
