Don’t Tap The Glass è l’ultimo album di Tyler, The Creator. Il nuovo progetto discografico del rapper è uscito solo qualche giorno fa
Lunedì 21 luglio 2025 è uscito, con solo due giorni di anticipo, “Don’t Tap The Glass” il nuovo album di Tyler, The Creator; disponibile su tutte le piattaforme digitali. Un progetto preannunciato senza i concept soliti dell’artista in questione né null’altro di complesso o stratificato. Annunciato quasi come un mixtape di pezzi scartati, fatto per fare ballare e divertire con la musica.
Il viaggio sonoro di Tyler
Ormai siamo abituati e possiamo affermare con certezza che Tyler, The Creator non sia solamente un rapper, ma un artista musicale. Con dischi come “Wolf” (2013) o “Flower Boy” (2017) ci ha abituati a provenienze dal jazz, dal soul, dal R&B ed il pop. Con “Cherry Bomb” (2013) alla musica sperimentale elettronica, al rock; così come con “IGOR” (2019) al neosoul e all’elettronica leggera, con influenze rock. Arriviamo a “Call Me If You Get Lost” (2021; 2023 la deluxe chiamata “The Estate Sale“) proponeva questo viaggio luxury anni 30 con un hip-hop estremamente west coast, e soprattutto dopo “Chromakopia” (2024) in cui ha composto musica unendo hip-hop, R&B, musica tribale, folk militaresco e soul ad un concept molto complesso ed intricato (un pò il suo Mr. Morale & The Big Steppers di Kendrick Lamar se vogliamo). Con questo nuovo disco però ci distacchiamo completamente da praticamente ogni cosa abbia fatto Tyler in passato.
Don’t Touch The Glass è pura elettronica di tutti i tipi, e non solo dance. Ci spostiamo dall’elettronica anni 90 alla Daft Punk, ai Neptunes e i N.E.R.D. (e quindi Pharrell Williams, che è tra l’altro presente come featuring nella prima traccia). La musica funky-disco anni 80, il pop elettronico fine anni 90 e inizio 2000 (stile Black Eyed Peas), unito al rap inizio anni 2000 (che omaggia anche con la copertina). Un puro viaggio nella musica elettronica, senza grandi liriche, senza distrazioni di sorta. Insomma, solo danza. Proprio grazie a questa vibe, attraverso i testi, Tyler si lascia andare, tornando un po’ al volgare ragazzetto talentuoso e senza filtri di Bastard (2009) e Goblin (2011) con dissing, frecciatine e sfoghi di ogni tipo. Dunque un bel regalo per i vecchi fan del suo primo periodo artistico. Risulta estremamente difficile quindi non muoversi a tempo di musica, con uno studio e di qualità delle produzioni fuori da ogni logica. Tutto è dosato, mai sbagliato, mai troppo, mai troppo poco. Il disco, che dura solo 10 tracce (40 minuti o poco meno di ascolto), è energetico, fresco, innovativo per la discografia dell’artista, e nonostante sia privo dei grandi concept soliti o di testi indimenticabili. Però ci si diverte e si balla.Quindi Tyler è riuscito perfettamente a centrare l’obiettivo.
Il significato di DTTG
Tyler ha pubblicato un post, su Instagram, in cui affermava di aver concepito questo album dopo aver parlato con alcuni suoi amici di come, secondo quest’ultimi, ballare sia imbarazzante. Più che altro per la paura di essere fotografati oppure filmati da altri mentre si balla. Ed è così che + nato tutto, seppur in modo superficiale. Infatti”Don’t Tap The Glass” si riferisce proprio al non guardare il telefono e godersi la vita (questo è un tema che spesso Tyler esplicita nelle varie interviste). Eppure, seguendo ciò che ci è stato detto con Chromakopia, forse potrebbe anche riferirsi al non toccare il vetro inteso come barriera sociale, come distanza tra i fan e la vita privata dell’artista (e sappiamo quanto Tyler sia paranoico riguardo a questo).
Big Poe
Big Poe, ecco il nome del personaggio protagonista di questo progetto. Sempre all’interno di una teca di vetro, con collane e gioielli d’oro addosso richiamando i primi album di 50 Cent e Ludacris e l’immaginario visivo di quel periodo. Forse una personalità che appare insormontabile, invulnerabile, estremamente presente e scenica… ma che forse nasconde proprio l’ansia derivata dal suo status sociale. E chissà che magari, in qualche modo, non possa ritornare con una possibile deluxe proprio di questo disco… oppure con la tanto chiacchierata deluxe di Chromakopia. E quindi un confronto anche con St. Chroma.
