Con Crash, il maestro canadese David Cronenberg estremizza la propria poetica in una fusione nichilista di erotismo e automobili, catalizzata da una pulsione sadomasochistica che, più che in altre occasioni, ha inquietato pubblico e critica. Dal 14 gennaio 2025 su Mubi Italia.

La trama

Il protagonista James Ballard (James Spader) è presentato come un soggetto perfettamente integrato nel contesto sociale: un lavoro redditizio come regista pubblicitario e un matrimonio aperto e vorace con la seducente Catherine (Deborah Kara Unger). Un improvviso e violento incidente stradale apre però una crepa irreversibile nella sua percezione del desiderio, rivelandogli un inedito riorientamento dell’eros. Insieme a Catherine, James viene risucchiato dall’oscura orbita di Vaughan (Elias Koteas), figura enigmatica ossessionata dalla ricostruzione di celebri schianti automobilistici.
La discesa del protagonista nelle zone più torbide delle proprie pulsioni si intensifica ulteriormente quando intreccia una relazione extraconiugale con Helen Remington (Holly Hunter), una dottoressa segnata dalla recente perdita del marito.
Alla scoperta di un eros automobilistico

Sin dalle sue primissime fasi, la carriera di David Cronenberg ha condotto un’indagine sistematica sul rapporto tra il corpo umano e la tecnologia, intesa come estensione organica capace di trasformare percezioni, pulsioni e identità dell’individuo. In Videodrome (1983), tale relazione assume una forma esplicitamente bio-meccanica: il dispositivo tecnologico si comporta da vero e proprio agente di mutazione, penetra il corpo e ne ridisegna le funzioni e le modalità attraverso cui il soggetto esperisce la sessualità.
Questa linea di ricerca trova in Crash (1996) la formulazione più radicale. L’adattamento dell’omonimo romanzo di J. G. Ballard ne le provocazioni narrative e l’impianto teorico di fondo: l’idea che le nuove configurazioni del desiderio si connettono intimamente alla deturpazione. Nel testo di Ballard, è l’incidente automobilistico a generare edonismo sessuale, in una convergenza tra trauma, velocità e materia inorganica che Cronenberg recepisce e traduce con grande coerenza. La messa in scena rinuncia a eccessi spettacolari e privilegia un controllo formale rigoroso, attraverso il quale il regista osserva i comportamenti dei personaggi senza ricorrere a giudizi espliciti o a strategie di coinvolgimento emotivo tradizionali.
Un Canada freddo e orgasmico

L’ambientazione urbana e suburbana del Canada svolge una funzione strutturale all’interno del film. Gli spazi dominanti sono costituiti da autostrade, parcheggi e interni anonimi, che riflettono una condizione di alienazione più che di degrado. La fotografia privilegia tonalità fredde e una luce diffusa, riducendo drasticamente il contrasto emotivo delle immagini. In questo contesto, la colonna sonora dissonante, ipnotica di Howard Shore sottolinea la distanza percettiva e la ripetitività meccanica dei gesti. I personaggi, in pieno stato di trance orgiastica, convogliano l’attenzione sulla feticizzazione dell’automobile, simbolo fallico per eccellenza e catalizzatore di impulsi erotici.
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Il film, in tal modo, si spinge oltre Videodrome nell’avventurarsi sul confine estremo che separa l’eccitazione dalla morte. Il richiamo del rischio mortale, la seduzione del proibito e l’attrazione per protesi metalliche plasmano un microcosmo clandestino dove la tensione tra corpi si collauda attraverso l’escalation di ferite “erogene”.
La deriva del desiderio

A differenza di altre opere di Cronenberg, qui non è necessario ricorrere allo splatter per destabilizzare lo spettatore: bastano le idee, le ossessioni e le deviazioni mentali messe in scena per contaminare la presunta innocenza del desiderio e provocare un disagio profondo. Ciò non esclude immagini dirette di cicatrici, frammenti di vetro e metallo intrisi di sangue, ripresi con lo sguardo clinico e distaccato di un entomologo del cinema.
Crash si configura dunque come un’opera di analisi piuttosto che di provocazione fine a se stessa. Forte di movimenti di macchina lenti e metodici, interpretazioni alienate e una struttura narrativa ellittica, Cronenberg aggredisce con l’ennesima, lucidissima analisi dei frammenti più scomodi della psiche umana, mostrando quanto il desiderio possa deformarsi in relazione ai dispositivi che l’uomo produce.

Libraio, consumatore seriale di lungometraggi con una passione famelica per tutto ciò che arriva dall’Estremo Oriente, feticista dei libri editi da Taschen. Ogni tanto scrivo cortometraggi.
