
Camillacosì si è raccontata in un’intervista esclusiva ai nostri microfoni: dal nuovo singolo Lasting but can’t? ai progetti futuri
Lasting but can’t è il suo ultimo singolo, ma Camillacosì ha tanto da raccontare. E lo ha fatto in un’intervista esclusiva rilasciata ai nostri microfoni.
Com’è nato Lasting but can’t?
«“Lasting but can’t” è nato in un momento di stallo, quando ho sentito che restare ferma in una situazione che non mi rappresentava più e stava diventando più faticoso del cambiamento stesso. È una canzone che nasce dal bisogno di ricordarmi che muoversi, anche senza certezze, è spesso l’unico modo per restare fedeli a sé stessi».
In questo brano riesci a far convivere pop e soul: è un ottimo modo per far coesistere emotività ed espressione vocale?
«Sì, assolutamente. Per me pop e soul convivono in modo naturale: il pop mi permette di essere diretta e immediata, mentre il soul mi dà lo spazio per approfondire l’emotività e lavorare sull’espressività vocale. L’equilibrio tra i due nasce dal bisogno di raccontare qualcosa di intenso, ma senza appesantirlo».

In questo pezzo, ma anche in Bluer Sky, si colgono riferimenti all’urgenza del cambiamento: quanto è importante cercare il coinvolgimento emotivo di chi ti ascolta?
«È fondamentale. Scrivo sempre partendo da qualcosa di personale, ma il mio obiettivo è che chi ascolta possa riconoscersi. Il cambiamento è un tema universale e mi interessa creare una connessione emotiva, uno spazio in cui sentirsi capiti».
Sei nata a Bologna, città simbolo del cantautorato italiano. Quanto questo ha influenzato il tuo percorso artistico?
«Bologna è una città che respira musica e scrittura in modo molto autentico. Credo mi abbia insegnato il valore dell’ascolto e della ricerca di una voce personale, più che quello della performance».
Quali sono gli artisti a cui ti ispiri maggiormente?
«Mi ispiro soprattutto ad artisti che mettono l’emotività al centro, come Lucio Dalla, Lucio Battisti, Adele e Damien Rice. Mondi diversi, ma accomunati dalla capacità di essere profondamente veri».
Nella tua carriera è stato molto importante il percorso cantautorale con Bungaro. Cosa puoi dirci su quest’esperienza?
«È stato un passaggio fondamentale. Con Bungaro ho imparato a spogliarmi, a non nascondermi dietro le parole e a fidarmi di quello che sento davvero, portandolo nella scrittura con più coraggio».
Quali sono i tuoi progetti futuri?
«Sto lavorando a nuovi singoli all’interno di un progetto che sta crescendo in modo naturale. Voglio portare questa musica dal vivo il più possibile e costruire qualcosa di solido nel tempo. Un album arriverà, ma come risultato di una crescita vera».

Non analizzo spartiti, interpreto emozioni. Lascio volentieri il righello del tecnicismo ossessivo ai diplomati al Conservatorio e la bava del purismo ai tuttologi del web. Tengo il sarcasmo per chi è convinto che la musica sia una gara di ginnastica o un concorso a premi, anziché un modo viscerale di urlare cosa si ha dentro. Se cercate una pagella o una recensione arida da periti fonici, citofonate altrove; se invece volete capire perché quel disco o quella canzone vi ha cambiato la vita, potreste essere nel posto giusto.
