Sequel dell’omonimo film uscito nel 2000, Blood: The Last Vampire è un manga pessimista e cupo, che amplia la lore della controparte animata. Tra violenza, dettagli gore e rivelazioni, Benkyo Tamaoki ha riscritto l’immaginario del vampiro adattandolo agli anni Duemila.

Un sequel ancora più cupo dell’originale

Prosieguo su carta dell’omonimo OAV uscito nel 2000 per la regia di Hiroyuki Kitakubo, su soggetto di Mamoru Oshii e prodotto da Production I.G., Blood: The Last Vampire è un manga volume unico che sposta l’azione oltre trent’anni dopo, dal Vietnam alle porte dello storico e sanguinoso conflitto alla Tokyo del 2002.
Ancora una volta la protagonista è Saya, l’ultima ‘vampira originaria’ e cacciatrice di chirotteri che qui viene rappresentata come un personaggio ancor più pessimista e stanco rispetto all’opera originaria. Difatti, lo spostamento cronologico in avanti è il riflesso speculare di un mondo che sta cambiando e, con esso, anche lo spirito di umani e non umani.
Crisi e identità, doppi e verità

Il manga amplia la lore posta alle fondamenta della controparte filmica, facendo chiarezza su molti dei quesiti lasciati in sospeso in essa. Saya, ormai trattata come misero oggetto se non, del tutto, come animale da combattimento dall’agenzia governativa che ha come obiettivo la distruzione dei chirotteri, si trova a dover fare i conti non solo con una società umana violenta, ma anche con il suo ‘doppelgänger’.Ti potrebbe interessare Blood: The Last Vampire, la recensione di un cult anni Duemila
L’entrata in scena di un doppio della protagonista alimenta uno stravolgimento identitario che, di pari passo, sospinge Saya e con lei il lettore verso una serie di colpi di scena. E con questi, la verità inizia a trapelare ribaltando, di conseguenza, l’immaginario del vampiro cosicché da offrire una rilettura decisamente figlia degli anni Duemila e in cui, tradizione orrorifica e fantascienza, si fondono.
Orrore e sci-fi per ritrarre la società

Se il lungometraggio di Hiroyuki Kitakubo porta con sé un’inquietudine di fondo frammista alla tensione del conflitto in Vietnam pronto a esplodere, il manga di Benkyo Tamaoki incastra, nella trama principale, spaccati della società del terzo millennio. Famiglie disfunzionali, bullismo, violenza privata e delitti efferati fanno da cornice alla caccia di Saya e tutto ciò risulta, agli occhi di oggi, decisamente profetico, una visione in anticipo sui tempi che ha predetto il disgregamento socio-antropologico.
Non a caso, il connubio orrore e sci-fi, che differisce rispetto al film animato dal taglio esclusivamente horror, è ideale e funzionale tanto al plot primario quanto alle sottotrame del manga: l’umanità è preda di se stessa, della violenza che esercita e, di pari passo, l’uomo stesso rimpiazza la natura giocando a essere un dio in terra.
Un’opera pessimista e violenta dal finale amaro

Da tutto ciò, ne deriva un’opera violenta in cui non mancano tavole dai dettagli marcatamente gore e un cupo pessimismo tale da lasciare, nelle battute finali, alquanto disorientati. Blood: The Last Vampire, considerando quello che è stato l’imprinting del film anime, di certo non poteva chiudere con un happy end fuori contesto.
Pertanto, quello che prende le mosse nelle ultime pagine del manga è un finale dal sapore amaro, in cui crollano convinzioni e raison d’être di un’antieroina come Saya che si lascia travolgere, senza porre resistenza alcuna, dal corso degli eventi e dal peso delle menzogne.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
