
Originariamente pensato come OAV e successivamente distribuito nelle sale cinematografiche, Blood: The Last Vampire di Hiroyuki Kitakubo usciva 25 anni fa in Giappone. Prima opera anime interamente realizzata in digitale, ancora oggi risulta un mediometraggio di rilievo nel panorama dell’animazione nipponica.
La trama

Ottobre 1966. Ultima vampira originaria, Saya lavora come cacciatrice per un’organizzazione segreta il cui scopo è quello di eliminare i chirotteri, creature demoniache che celano, dietro l’aspetto umano, quello di mostruosi pipistrelli antropomorfi. Dopo l’uccisione di uno di questi nella metropolitana, a Saya viene assegnata da David e Louis un’altra missione: infiltrarsi nella scuola all’interno della Yokota Air Base statunitense a Fussa poiché lì si sospetta la presenza di due chirotteri.
Fatta entrare nella base come studentessa giapponese interessata a seguire per due giorni le lezioni, l’indomani le creature si palesano durante la festa di Halloween. Ma ciò che Saya, David e Louis non sanno è che, poco distante dalla base, vi è un terzo chirottero pronto a compiere un massacro.
Un film d’animazione che regge lo scorrere del tempo

Venticinque anni dopo Blood: The Last Vampire mantiene ancora intatto il suo fascino, dimostrando di non essere invecchiato affatto. Primo mediometraggio anime interamente realizzato in digitale, basato su un soggetto (il romanzo Kemonotachi no yoru) del Maestro Mamoru Oshii (Patlabor, Ghost in the Shell) e prodotto da Production I.G (che ha collaborato, tra l’altro, con lo Studio Ghibli per La città incantata e Il castello errante di Howl, con il compianto Studio Gainax per Neon Genesis Evangelion e FLCL nonché con Quentin Tarantino per Kill Bill: Volume 1), inizia in medias res, senza alcuna spiegazione o preambolo narrativo, facendo sì che le basilari informazioni vengano fornite per addizione durante il trascorrere dei minuti.
Ciò che è chiaro e, al tempo stesso, insolito nell’opera di Hiroyuki Kitakubo è la rivisitazione della figura del vampiro: Saya è sì una vampira, l’ultima della sua stirpe originaria (e già questo dettaglio, a maggior ragione, diventa un elemento che durante la visione torna come analogia riflessiva), immune alla luce solare ma sofferente ai simboli e ai nomi religiosi, con l’obiettivo di sterminare i chirotteri, vampiri dalle sembianze decisamente mostruose e animalesche.
Vampiri, aberrazioni e metafore

Questa distinzione narrativa, di per sé, rende palese una delle metafore intrinseche in Blood: The Last Vampire, ossia quella dell’evoluzione dei vampiri: da un lato la protagonista, dal ‘puro’ aspetto umano (nonostante l’incarnato lunare e alcuni dettagli nei connotati), dai modi freddi e, per forza di cose, violenti. Dall’altro lato creature infernali, vampiri ibridi evoluti e marci così come la società umana, sempre più capace di commettere atti deplorevoli e orrorifici (non a caso, le vicende del mediometraggio vengono contestualizzate durante la Guerra del Vietnam e, nel finale, questo dettaglio viene rimarcato).
Se nel primo caso vi è un lascito di ‘umanità’ che reagisce con disgusto (la stessa Saya ammette di non poter uccidere gli umani ma non si fa scrupoli a uccidere i suoi ‘simili’ provando a se stessa, però, di essere capace di atti di pietà) e fisicamente al male, nel secondo le demoniache bestie a cui lei stessa dà la caccia sono, alla perfezione, lo specchio riflesso della violenza di cui gli uomini sono capaci.
Action-horror d’atmosfera che è un piacere per gli occhi

Blood: The Last Vampire, al di là dei possibili spunti di riflessione che offre, non nasconde la sua vera natura ossia quella di un action-horror che, nonostante la sua esigua durata (solo 48 minuti) riesce nel compito tanto di intrattenere quanto di deliziare gli occhi dello spettatore.
Difatti, Hiroyuki Kitakubo ha dosato, in maniera equilibrata, i brevi momenti di introspezione con le fulminee scene di azione che sì, si risolvono in maniera accelerata, tuttavia senza essere carenti di adrenalina o lesinando sui dettagli gore (d’altronde, si tratta pur sempre di un prodotto horror) e il risultato finale, senza dubbio, è quello di un titolo decisamente equilibrato sul versante di genere nonché su quello prettamente di entertainment, forte soprattutto di atmosfere cupe e sottilmente inquietanti che fanno da cornice all’insieme.
Certo è che, una durata maggiore, avrebbe permesso di esplorare al meglio e con maggiori dettagli narrativi la lore e il worldbuilding posti al centro di Blood: The Last Vampire. Ciò nonostante, l’ulteriore merito di questa opera è quella di aver fatto da prodromo, da apripista a un franchise crossmediale.
Dalle light novel al live action, perché recuperare Blood: The Last Vampire se ancora non l’hai visto

Il successo al botteghino di Blood: The Last Vampire ha spinto tanto Production I.G quanto la Sony a dar vita a un vero e proprio franchise: videogame per PlayStation 2 e PSP, l’adattamento manga, una serie di light novel e ben due serie anime spin-off, rispettivamente Blood+ e Blood-C e, per ultimo, il live action The Last Vampire – Creature nel buio diretto nel 2009 da Chris Nahon.
Dunque, non vi è alcun dubbio che Blood: The Last Vampire abbia rappresentato, in quell’ormai lontano anno 2000, un importante tassello evolutivo nell’animazione giapponese, assurgendo al ruolo di spartiacque non solo a cavallo di due secoli (nonché di un millennio), bensì di un decennio favoloso per l’animazione (gli anni Novanta) che ha ceduto il passo e, simbolicamente, anche il testimone alle nuove tecnologie d’animazione del futuro.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
