Il prequel più sottovalutato della saga Arkham torna protagonista come classico invernale da riscoprire. La notte di Natale a Gotham non porta regali ma caos, silenzio e una delle migliori storie d’origine di Batman.

Un Natale diverso in una Gotham City sotto la neve

Batman: Arkham Origins è uno di quei titoli che con il tempo non solo migliorano, ma trovano una nuova identità. Uscito come prequel della celebre saga Arkham, il gioco firmato WB Games Montreal spesso viene ricordato come ‘il fratello minore’ della trilogia Rocksteady. Eppure, ogni anno, con l’arrivo delle festività natalizie, torna silenzioso ad attirare nuovi giocatori e fan storici. Perché? Perché Arkham Origins è, senza mezzi termini, uno dei migliori videogiochi ambientati a Natale.
Uno degli elementi più affascinanti del gioco è, difatti, l’ambientazione: una Gotham cupa, glaciale, silenziosa eppure incredibilmente viva sotto la coltre di neve con vie illuminate solo da insegne al neon tremolanti e luci natalizie, il respiro dei personaggi che si condensa nell’aria e la solitudine del cavaliere oscuro che pattuglia i tetti. Tutto concorre a rendere Batman: Arkham Origins una vera e propria esperienza natalizia alternativa.
Non si tratta del Natale che conosciamo: niente colori caldi, niente atmosfera familiare. Qui la festività è fredda, criminale, pericolosa. Ed è proprio questa scelta estetica a rendere il gioco così affascinante, ponendo un contrasto netto e potente tra il simbolismo natalizio e la disperazione urbana di Gotham.
Otto assassini, un’unica notte

La trama di Arkham Origins rappresenta uno dei punti più riusciti del titolo. Batman è giovane, inesperto, più vicino all’immagine del vigilante brutale che a quella del simbolo che verrà.
Maschera Nera mette una taglia sulla sua testa e la notte di Natale diventa una caccia all’uomo: otto assassini d’élite si riversano in città per eliminarlo.
Questa premessa genera un ritmo incessante pieno di inseguimenti, boss fight memorabili e momenti di tensione psicologica. Per esempio, il confronto con Deathstroke è, ancora oggi, considerato uno dei più riusciti di tutta la saga, mentre il Joker – nella sua incarnazione più acerba e inquieta – trova spazio in un’intera sottotrama che amplifica il valore narrativo dell’opera.
Perché il gameplay funziona ancora oggi

Se c’è un elemento che definisce Batman: Arkham Origins è il gameplay decisamente solido, fluido e molto immediato. Il combat system (più precisamente il Freeflow Combat) riprende quello amatissimo dei capitoli Rocksteady offrendo combo rapide, contrattacchi dinamici e una progressione sempre più appagante, cosicché da potenziare gadget e Batsuit. Non a caso, a distanza di anni resta uno dei sistemi più eleganti e fruibili nel panorama action.
Parallelamente, la mappa di Gotham è ampia (il doppio di quella vista e giocata in Batman: Arkham City), esplorabile, piena di crimini in corso e quest parallele che spaziano dal recupero dei dati di Enigma fino alle missioni dei ricercati. Un insieme che spinge il giocatore a muoversi, instancabilmente, sui tetti innevati di Gotham City. Peculiarità, queste, che non lo rendono un semplice videogame da finire bensì da abitare e vivere.
Boss fight davvero leggendarie

Chiunque abbia giocato Batman: Arkham Origins ricorda l’adrenalina di certe battaglie. E se una, in particolare, è rimasta nella memoria collettiva, è quella con Deathstroke: coreografica, tecnica, intensa. Una prova di nervi e riflessi come poche altre nei giochi dedicati a Batman. Tuttavia, non è l’unica memorabile.
Tra i momenti più discussi e amati vanno ricordati anche quelli con Firefly, che si traduce in un duello aereo infernale sopra a un ponte ghiacciato, lo scontro con Copperhead, una vera e propria sequenza di gameplay allucinata e disturbante e, infine, l’ultimo scontro con Bane, alquanto potente, oscuro e narrativamente devastante. Ogni boss fight è caratterizzata da regia, ritmo e caratterizzazione, elementi che rendono l’esperienza sorprendentemente cinematografica.
Un Batman imperfetto (e proprio per questo più umano)

Il valore più grande di Arkham Origins è quello narrativo: il prequel racconta di un Batman ancora giovane, rabbioso e decisamente poco incline alla pietà. Il cavaliere oscuro, qui, non è ancora il simbolo, così come non è il mito. Come in The Batman di Matt Reeves, è un uomo che sta ancora imparando come essere Batman.
Lo dimostrano i dettagli, come la sua relazione con Alfred che è più ruvida e sincera, mentre la fiducia nella polizia è lontana e il senso di solitudine è marcatamente più pesante rispetto agli altri capitoli. Questa fragilità lo rende più vicino, reale, meno simbolo e più persona, permettendo di comprendere come sotto il mantello non c’è solo un cavaliere, ma qualcuno che trema come tutti.
Perché giocare Batman: Arkham Origins a Natale

Se Arkham Asylum ha definito la struttura, Arkham City ne ha ampliato l’ambizione e Arkham Knight ha posto la parola ‘fine’ sul percorso di giustizia del cavaliere oscuro, Arkham Origins ha aggiunto qualcosa che nessuno degli altri ha: l’inizio emotivo dell’eroe. Negli ultimi anni il titolo è diventato quasi un rituale stagionale per molti videogiocatori. In un periodo dell’anno dominato da luci, festività e buonismo spesso obbligato, la Gotham City videoludica offre l’opposto: buio, freddo e isolamento. Ed è proprio in questa atmosfera fuori dagli schemi che Arkham Origins trova nuova vita.
Il suo setting invernale lo rende ideale come gioco stagionale e Gotham è un teatro perfetto per chi ama l’estetica noir. Nonostante si tratti di un capitolo sottovalutato in passato, riscoprirlo oggi diventa quasi un atto di militanza: d’altronde, la storia d’origine di Batman è capace, pienamente e senza pecche, di emozionare ancora. Batman: Arkham Origins merita di essere riconsiderato come più di un semplice spin-off o prequel. È un racconto d’origine coraggioso, un action solido e coinvolgente e – soprattutto – un videogioco che sa parlare al giocatore nel momento giusto dell’anno.
Non serve nostalgia per apprezzarlo: basta essere disposti a passare la vigilia con un mantello sulle spalle e le nocche gelate. Mentre il mondo là fuori si riempie di luci, Gotham City resta nera come l’asfalto bagnato e solo Batman può attraversarla. E forse è proprio per questo che, a ogni Natale, vale la pena tornarci.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
