Secondo spin-off della serie madre Bosch basata sui personaggi creati da Michael Connelly, Ballard è una solida serie poliziesca grazie alla magnifica interpretazione di Maggie Q e dei comprimari in scena. Disponibile su Amazon Prime Video.
La trama

La detective dell’LAPD Renée Ballard (Maggie Q) è a capo dell’unità cold case, dedicata ai delitti che da diversi decenni non sono mai stati risolti. La squadra, composta da pochi membri tra cui civili volontari, poliziotti in pensione e agenti ausiliari, ha risorse limitate e non è ben vista da superiori e colleghi. Per di più, l’interà unità è sotto pressione da parte del consigliere Jake Pearlman che la sovvenziona e, al tempo stesso, vuole che venga fatta luce sull’omicidio di sua sorella. Tra vecchie prove, sospetti e scoperte di nuove vittime, la detective si imbatte anche in una rete di poliziotti corrotti.
Da Bosch a Ballard, cambio di testimone

Dopo aver posto la parola fine (almeno per il momento) sulle investigazioni di Harry Bosch (Titus Welliver) con l’ultimo episodio di Bosch: l’eredità (in cui compare, per la prima volta, proprio la protagonista di questo nuovo spin-off), Ballard raccoglie l’eredità televisiva tanto della serie madre quanto del predecessore, tuttavia mantenendo alto il nome e la qualità complessiva dell’intero franchise, definendo una propria identità e non limitandosi a essere, in soldoni, una semplice costola nata da Bosch.
E il fatto di aver introdotto il personaggio di Renée Ballard, appunto, nel finale della terza stagione di Bosch: l’eredità ha fatto sì che avvenisse il cambio di testimone non solo tra protagonisti, bensì dell’intero insieme narrativo. Infatti, se Bosch e il suo sequel/spin-off appartengono al più tradizionale noir trasposto in formato televisivo, con un protagonista hard boiled e old school carismastico quanto basta e capace di incarnare, alla perfezione, la disillusione verso un mondo alquanto marcio, putrido e in rotta di collisione, diversamente Ballard se ne discosta, portando in scena un personaggio marcatamente contemporaneo e attuale, specchio riflesso di una società in cui, il più delle volte, chi è ligio, onesto e radicato a un forte senso dei valori e del dovere diventa scomodo ma, ciò nonostante, continua a far sentire la propria voce, costi quel che costi.
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Di certo, questo non va a inficiare la preziosità di Bosch e Bosch: l’eredità con i quali, nonostante tutto, Ballard continua ad avere forti punti di contatto (non solo le comparse, seppur brevi ma sempre incisive, di Harry Bosch e dei volti di altri personaggi già conosciuti) con il materiale di partenza poiché, la Los Angeles dipinta in questa prima stagione, non è scevra dal male e dalla corruzione che si nasconde, a volte, dietro nomi insospettabili.
Una narratività eterogenea che funziona

Il punto forte di Ballard sta proprio nella sua narrazione: non si ha a che fare con un unico caso che accompagna lungo tutti i dieci episodi, bensì differenti indagini che si intrecciano tra loro, facendo emergere collegamenti impensabili tra cold case e reti criminali che si muovono nell’ombra della tentacolare città degli angeli. A intervallare il tutto è il più che ottimo approccio di tipo introspettivo, che va ad analizzare il background dei singoli personaggi aggiungendo, con il progredire della trama, dettagli, sprazzi di quotidianità e ricordi del passato che demarcano l’essenza stessa di protagonisti e coprotagonisti.
Dunque è proprio questo aspetto, per certi versi, multinarrativo che permette a Ballard di essere sì un poliziesco con momenti da thriller (e la tensione, in alcuni frangenti, di certo non manca) e sequenze d’azione significative seppur nella loro brevità (come nel caso dell’inseguimento notturno a piedi e che apre, in medias res, questa prima stagione), che vanno a braccetto con la fisicità action di Maggie Q (impossibile dimenticarla nella serie TV Nikita o in film come Mission: Impossible III e il quarto Die Hard). Un mix che, nell’insieme, va a stemperare la drammaticità di trama e sottotrame, guidando lo spettatore verso la conclusione non con uno né due, bensì tre plot twist che chiudono questo primo arco narrativo sulle indagini di Renée Ballard.
Uno spin-off che mantiene alte le aspettative

Ballard riesce a fare, egregiamente, ciò in cui si sperava: mantenere fede alle aspettative alimentatesi negli ultimi mesi dopo la conclusione di Bosch: l’eredità e la diffusione del teaser trailer che annunciava l’immediato arrivo della serie sulla piattaforma streaming di Amazon Prime Video.
Naturalmente, come tutti i prodotti seriali questo spin-off non è esente da difetti, seppur totalmente perdonabili (come alcuni momenti lenti, soprattutto nei primi due episodi). Però, sapere che l’eredità di Harry Bosch è stata raccolta non per farne una semplice replica con variazioni sul tema ma una serie TV che ha il proprio immaginario da mettere in scena, non può che suscitare un piacere non indifferente agli spettatori di vecchia data che, dal 2016 a oggi, si sono immersi nella Los Angeles oscura e borderline raccontata da Michael Connelly nei propri romanzi adattati per il piccolo schermo.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
