
Il suo primo album Luna sotto Venere, ma non solo: Andromeda si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni
Luna sotto Venere è l’album d’esordio di ANDROMEDA, un progetto che raccoglie e intreccia le tappe del suo percorso di rinascita personale e artistica. L’artista si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni, parlando di questo suo nuovo progetto. Ma non solo.
Quali parole sceglieresti per descrivere e raccontare il tuo album Luna sotto Venere?
«Direi rinascita, verità e libertà. È un disco che non cerca di essere perfetto, ma sincero. Racconta il momento in cui ho smesso di nascondermi e ho iniziato ad accettare ogni parte di me, anche quelle più fragili. “Luna sotto Venere” è il punto in cui il caos emotivo trova finalmente una sua armonia».
Hai descritto questo disco come il racconto del tuo viaggio di rinascita. Quanto aiuta la musica nei momenti di difficoltà?
«Per me la musica è stata un’ancora. Nei momenti più difficili è diventata uno spazio sicuro, dove potevo dire cose che a voce non riuscivo a pronunciare. Scrivere mi ha aiutato a fare ordine, a trasformare il dolore in qualcosa che avesse un senso. Senza la musica probabilmente mi sarei perso del tutto».
Qual è il significato del titolo Luna sotto Venere e com’è nato?
«È nato quasi per caso, ma poi ho capito che raccontava esattamente quello che stavo vivendo. La Luna rappresenta la parte più intima, emotiva e fragile, Venere invece parla di amore, bellezza e desiderio. Mettere la Luna “sotto” Venere significa lasciare che la vulnerabilità smetta di essere un limite e diventi una forza. È l’immagine di un equilibrio ritrovato, di una rinascita che passa dall’accettazione di sé».

Nei tuoi brani si colgono varie sfumature di tanti generi, con alcuni riferimenti anche a un sound anni ’80. Quanto è importante saper spaziare nella musica di oggi?
«È fondamentale. Oggi più che mai credo sia importante non chiudersi in un’unica definizione. Io ascolto tantissima musica diversa e lascio che le influenze convivano. Gli anni ’80 mi affascinano per la loro libertà espressiva e per l’energia, ma mi piace rileggerli con uno sguardo contemporaneo, senza nostalgia sterile».
C’è qualche artista del passato o del presente a cui ti ispiri?
«Mi ispirano artisti che hanno avuto il coraggio di essere se stessi, di costruire un’identità forte senza scendere a compromessi. Più che copiare un suono, cerco di assorbire quell’attitudine: la libertà di sperimentare, di esporsi, di raccontarsi davvero».
Com’è nato il tuo nome d’arte ANDROMEDA?
«Beh è molto semplice: nasce dal celebre personaggio de “I Cavalieri dello Zodiaco”… una figura che da bambino mi ha sempre affascinato perché fuori dagli schemi, androgino, impossibile da incasellare. In quel nome ho ritrovato il desiderio di non dover scegliere un’unica definizione, di vivere e fare musica senza etichette. ANDROMEDA è diventato il simbolo della mia libertà espressiva».
Dopo quest’album, quali sono i tuoi progetti futuri?
«Ora voglio portare questo disco dal vivo, farlo respirare insieme alle persone. Il palco è il luogo dove tutto prende davvero senso. Poi continuerò a scrivere, perché sento che questo è solo l’inizio: “Luna sotto Venere” chiude un capitolo importante, ma apre una nuova fase, ancora più consapevole e luminosa».

Giornalista pubblicista, copywriter e ghostwriter. Sardo di nascita e romano d’adozione, cresce con le cuffie alle orecchie, tra un mare Di sole e d’azzurro e le difficoltà di Una vita da mediano. La passione per la buona musica come stella polare professionale, cercando di trasformare in parola le sensazioni e le emozioni che solo questa può dare. In una vita, che proprio come questo sito, è un apostrofo rosso tra le parole Movie e Indie.
