Con À l’intérieur, il duo Alexandre Bustillo e Julien Maury raccontano gli atavici terrori legati alla gravidanza attraverso i dettami di un home invasion cinefilo, truculento e politico ambientato durante la vigilia di Natale.

La trama

Il film si apre nell’utero di una donna incinta e, dalla prospettiva del neonato, si assiste a un brutale incidente stradale. In una delle due auto coinvolte siede Sarah (Alysson Paradise), che insieme al suo bambino sarà l’unica a sopravvivere (non si potrà dire lo stesso del marito). Dimessa dall’ospedale quattro mesi più tardi, Sarah torna nella sua casa nelle banlieue per trascorrere la vigilia di Natale elaborando le ansie dell’imminente parto. Ma una misteriosa “donna in nero” (Béatrice Dalle) bussa alla porta, intenzionata a ucciderla costi quel che costi, mentre nei sobborghi parigini divampa l’ennesima rivolta.
Un home invasion cinefilo

Sulla scia feconda della wave di cinema estremo francese dei primi anni Duemila – insieme a Martyrs, Alta tensione e Frontiers – À l’intérieur del duo Alexandre Bustillo e Julien Maury centra l’obiettivo di estetizzare gli atavici terrori legati al corpo femminile e alla gravidanza attraverso i dettami dell’home invasion. Come molti registi cinefili che hanno precedentemente militato nella critica cinematografica – basti pensare a Paul Schrader –, anche Bustillo e Maury disseminano il film di omaggi e analogie alle loro opere predilette: l’espediente della telefonata con cui Béatrice Dalle tenta inizialmente di insidiarsi nella casa di Sarah ricalca quello utilizzato dai drughi di Arancia meccanica (Stanley Kubrick, 1971); alcune riprese dell’incidente iniziale rimandano agli orrori autostradali di The Hitcher (Robert Harmon, 1986); il tema della gravidanza come catalizzatore della suspense guarda invece a La mano sulla culla (Curtis Hanson, 1992).
Il film ricontestualizza il discorso carpenteriano sulla violazione della quotidianità domestica all’interno delle rivolte nelle banlieue, con una esplicita denuncia dell’inettitudine della polizia. La figura stessa della “donna in nero”, alla maniera di Michael Myers, osserva, attende, serpeggia nell’ombra prima di entrare in azione con una furia incontrollabile. Il fatto che la protagonista sia incinta, che il racconto si svolga nella notte di Natale e che la casa sia avvolta da neri profondissimi a causa della mancanza di corrente – memorabile la sequenza in cui Sarah avanza nel buio a colpi di flash fotografici – contribuisce a dilatare la tensione e a creare la sensazione di costante incertezza voluta dai filmmaker.
Claustrofobia e trionfo del gore

Grazie a un uso sapiente degli spazi e delle ottiche, l’atmosfera risulta davvero claustrofobica, enfatizzata da una colonna sonora elettronica di François Eudes improntata su distorsioni e frequenze abrasive. La violenza vera e propria – secca, viscerale, realistica, e per la quale il film si è consacrato presso i cultori dello splatter-gore – esplode nella seconda metà, quando il racconto si trasforma in un vero gioco al massacro all’interno di una “casa stregata”. E a questo punto è impossibile non elogiare il trucco e gli effetti speciali analogici.
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Se la regola aurea dell’horror vorrebbe che “meno si vede e meglio è”, in À l’intérieur l’escalation graduale del terrore si accompagna a uno spettacolo truculento di lame che dilaniano la carne, facendo sgorgare fiumi di sangue, tracheotomie improvvisate e pistole antisommossa. Dominato dalla presenza magnetica e implacabile della prolifica Béatrice Dalle, À l’intérieur illustra un mondo cattivo e nero pece, in cui follia omicida predatoria (il neonato come oggetto di contesa), violenza indistinta dei rivoltosi e abuso di potere delle forze dell’ordine dilagano ovunque e risultano, in ultima analisi, impossibili da arginare.

Libraio, consumatore seriale di lungometraggi con una passione famelica per tutto ciò che arriva dall’Estremo Oriente, feticista dei libri editi da Taschen. Ogni tanto scrivo cortometraggi.
