
Figura iconica di tanto horror cinematografico, il vampiro ha avuto differenti declinazioni nel corso degli anni. Tra romanticismo, dannazione e sete di sangue, ecco 15 horror sui vampiri tra anni Settanta e Duemila.
Wampyr (1977)

George A. Romero abbandona gli zombie per raccontare il vampiro più realistico e disturbante del cinema. Wampyr è la storia di un ragazzo convinto di essere un succhiasangue, ma senza poteri né immortalità: solo alienazione, desiderio e colpa. Girato con toni quasi documentaristici, è un ritratto doloroso della solitudine moderna, dove il mito del vampiro si dissolve in una tragedia psicologica.
Nosferatu, il principe della notte (1979)

Remake del capolavoro murnauiano del 1922, il film di Werner Herzog trasforma l’espressionismo in malinconia gotica. Klaus Kinski dona al vampiro una fragilità tragica, più vittima che carnefice, sospesa tra eros e pestilenza. Girato tra paesaggi nebbiosi e silenzi carichi di morte, Nosferatu, il principe della notte è un’esperienza ipnotica e mortifera, un sogno febbrile che celebra la fine del mito e dell’umanità stessa.
Space Vampires (1985)

Tobe Hooper (Non aprite quella porta, Poltergeist – Demoniache presenze) adatta per il grande schermo il romanzo I vampiri dello spazio di Colin Wilson, esponente della cosiddetta fantascienza gotica britannica. il risultato è Space Vampires, un ibrido tra horror e sci-fi tanto surreale quanto capace di alimentare un’atmosfera scenica difficile da dimenticare. Con l’aggiunta di un tocco di fantasy, è il punto di rendez- vous tra fantascienza, orrore ed erotismo.
Ammazzavampiri (1985)

Tom Holland firma una lettera d’amore ai mostri classici e ai fan del genere, con una storia di adolescenza e zanne. È cinema metacinematografico prima che andasse di moda: elegante, pop e con effetti speciali da manuale. Un teen horror che è anche un inno alla paura con il giusto tocco di lacca. Bizzarro mix tra commedia nera e orrore artigianale, Ammazzavampiri rimane una visione obbligatoria per i neofiti e da ripetere, con una certa cadenza, per gli estimatori di vecchia data.
Il buio si avvicina (1987)

Diretto da Kathryn Bigelow (qui la recensione del suo A House of Dynamite), Il buio si avvicina è un ibrido perfetto tra western e horror, dove la polvere del deserto si mescola al sangue dei vampiri. Un gruppo di nomadi immortali attraversa l’America rurale come una banda di predatori crepuscolari. Stiloso, violento e malinconico, trasforma il vampirismo in un viaggio verso l’autodistruzione, con un romanticismo sporco e disperato che lo rende un cult senza tempo.
Ragazzi perduti (1987)

Tra surf, mullet e neon californiani, Ragazzi perduti di Joel Schumacher è il manifesto anni ’80 del vampiro pop. Un teen movie gotico dove la ribellione adolescenziale incontra l’estetica di MTV. Ironico, patinato e irresistibile, il film ridefinisce il mito in chiave glam-rock, mescolando horror e commedia con spirito punk. Un inno notturno alla giovinezza eterna e alle tentazioni del lato oscuro.
Dracula di Bram Stoker (1992)

Adattamento d’autore dell’omonimo classico letterario di Bram Stoker, il Dracula di Francis Ford Coppola è un tripudio di bellezza filmica. Tra barocchismo, romanticismo e scene di notevole orrore e violenza, è una riflessione sul doppio e sull’intrecciarsi di Eros e Thanatos. Il risultato è un capolavoro gotico e iconico di inizio anni Novanta, con un cast di primo ordine, un impianto scenotecnico di alta caratura e una figura, quella del vampiro, che emerge come elegante e dannata.
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Intervista col vampiro (1994)

Tratto dal romanzo di Anne Rice e diretto da Neil Jordan, Intervista col vampiro è un melodramma gotico sul dolore dell’immortalità. Tra sfarzo barocco e introspezione decadente, racconta la relazione tormentata tra Louis e Lestat, divisi tra fame e redenzione. Pitt, Cruise e la giovanissima Kirsten Dunst incarnano la tragedia del desiderio eterno in un horror elegante e sensuale che ha ridefinito l’immaginario del vampiro moderno.
The Addiction – Vampiri a New York (1995)

Abel Ferrara, mostro sacro del cinema Off Hollywood e underground, firma una metafora sulla dipendenza dalla droga vestendola da film horror anticonvenzionale e d’autore. The Addiction – Vampiri a New York, girato in un magistrale bianco e nero, è la discesa all’inferno in terra e lo sprofondamento nel male più assoluto. Controverso ma capace di ipnotizzare fino ai titoli di coda, rimane un esempio eccezionale su come dare nuova linfa al genere scardinandone le regole classiche.
Vampires (1998)

Cult di fine anni Novanta diretto dal Maestro John Carpenter, Vampires è figlio di Distretto 13 – Le brigate della morte e antesignano di Fantasmi da marte per quanto concerne l’impianto delle dinamiche tra assediati e assedianti. Horror truculento che si incrocia con tanto western memore delle lectio di John Ford e Howard Hughes, mantiene ancora intatto il suo fascino, donando allo spettatore di oggi momenti di coinvolgimento e divertimento tra una sanguinolenta mattanza vampirica e una battuta al vetriolo.
30 giorni di buio (2007)

Tratto dall’omonima serie a fumetti di Steve Niles e Ben Templesmith e prodotto da Sam Raimi, 30 giorni di buio è un horror di sopravvivenza ambientato in una piccola cittadina dell’Alaska sulla quale, per trenta giorni, non sorge il sole. Ambientazione notturna e invernale, tensione, macelleriagore e vampiri ferini scandiscono questo piacevole titolo del primo decennio degli anni Duemila, che guarda alla lectio di John Carpenter su assediati e assedianti.
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Lasciami entrare (2008)

Ambientato nella Svezia innevata degli anni ’80, il film di Tomas Alfredson adatta il romanzo di John Ajvide Lindqvist in chiave lirica e glaciale. La storia d’amicizia tra il giovane Oskar e la misteriosa Eli è una parabola sull’innocenza corrotta e la solitudine. Minimalismo visivo, ritmo sospeso e rare esplosioni di violenza rendono Lasciami entrare un horror intimista, dove il sangue diventa un atto d’amore e condanna insieme. Ha avuto un remake statunitense nel 2010.
Thirst (2009)

Con Thirst, Park Chan-wook porta il vampirismo nel cuore della tragedia umana. Un prete, trasformato in creatura assetata di sangue, vive la colpa e il desiderio come un’unica condanna. Erotismo, humour nero e religione si mescolano in un film visivamente sontuoso e moralmente corrosivo. Il risultato è un dramma vampiresco di carne e spirito, dove l’amore si fa peccato e la salvezza non contempla redenzione.
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Byzantium (2012)

Neil Jordan torna dopo Intervista col vampiro con un racconto più intimo e femminile. Basato sulla pièce teatrale A Vampire Story di Moira Buffini, Byzantium segue madre e figlia immortali, costrette a nascondersi in un mondo che le rifiuta. Estetica gotica, toni crepuscolari e una malinconia romantica rendono questo titolo una riflessione sul tempo, la colpa e l’amore eterno. Un dramma elegiaco, dove la sete di sangue si confonde con il bisogno disperato di appartenere.
A Girl Walks Home Alone at Night (2014)

Girato in bianco e nero, il film di Ana Lily Amirpour è un oggetto di culto moderno. In una città fantasma chiamata Bad City, una ragazza vampira pattina solitaria nella notte, divorando uomini violenti. Tra cultura pop, minimalismo e poetica outsider, A Girl Walks Home Alone at Night trasforma il vampirismo in rivalsa e libertà, un atto di ribellione al patriarcato e alla solitudine. Piccolo gioiello di alta caratura da ri(scoprire).

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
