
Un morso alla mezzanotte, un ululato che squarcia la notte e quella pellicola checambia prospettiva sul bestiale: dai cult anni ’80 alle riletture contemporanee, 12 film horror sui licantropi che non si possono far scappare se si ama il lato selvaggio del cinema di genere.
Un lupo mannaro americano a Londra (1981)

Dopo i grandi successi di Animal House e The Blues Brothers, nel 1981 John Landis riscrive la figura del lupo mannaro a metà strada tra il demenziale e il tragico: un viaggio notturno nella brughiera inglese, effetti visivi artigianali e quel mix unico tra horror e commedia nera. Un lupo mannaro americano a Londra ha ridefinito il morso del licantropo con ironia, sangue e stile.
L’ululato (1981)

Nello stesso anno di uscita del cult di John Landis ma con qualche mese di anticipo, Joe Dante, che tre anni dopo avrebbe firmato l’evergreen Gremlins, regala un’altra pietra miliare: atmosfere cupe, boschi e ululati nella notte. Vi è ironia ma anche più suspense. L’ululato è uno di quei titoli ideali per esplorare l’essere selvaggio che abita l’uomo o come sia l’essere umano a diventare una bestia.
Licantropia Evolution (2000)

Nuovo secolo, nuova rilettura. Dal Canada, arriva un teen horror coniugato al femminile e che utilizza la licantropia come metafora della pubertà e del cambiamento. Due sorelle, la luna piena e la pelle che si trasforma: non è solo metamorforsi mostruosa ma crescita e ribellione. Notevole e sottovalutato, Licantropia Evolution ha avuto un sequel (Licantropia Apocalypse) e un prequel (Licantropia) entrambi nel 2004.
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In compagnia dei lupi (1984)

Come trasformare un horror, ibridato con il fantastico, in un trattato psicanalitico freudiano su celluloide. Uno dei titoli più poetici e gotici afferenti al genere, In compagnia dei lupi di Neil Jordan intreccia favola, sessualità, sortilegi e menti inquietanti. Qui il lupo non è solo bestia: è sogno, desiderio, simbolo. Perfetto per chi ama l’orrore più riflessivo e simbolico.
Wolf – La belva è fuori

Jack Nicholson e Michelle Pfeiffer diretti da Mike Nichols (Il laureato, Closer) in un horror venato di dramma, elegante e sensuale. In Wolf – La belva è fuori la licantropia non è maledizione bensì risveglio: il lupo mannaro assurge a metafora della libertà, dell’istinto e del potere. Più votato al versante psicologico che a quello della paura, regala un Nicholson magnetico come non mai in un altro titolo dell’orrore dopo Shining.
Wolfman (2010)

Joe Johnston dirige il remake del classico Universal del 1941, riportando in scena il mostro romantico per eccellenza. Nebbie vittoriane, luna piena, atmosfere gotiche e un Benicio del Toro amletico e tormentato, sospeso tra tragedia e destino. Con Wolfman il regista rispetta la tradizione e la aggiorna con gusto barocco e malinconia, dando vita a un blockbuster horror dal forte impatto visivo.
Wolfen, la belva immortale (1981)

Insolito mix tra orrore, thriller e un pizzico di poliziesco, è uscito lo stesso anno di L’ululato e Un lupo mannaro americano a Londra. Tra i grattacieli di New York si nasconde un predatore antico quanto la città stessa. Wolfen, la belva immortale non parla solo di lupi ma anche di spiriti, vendetta e di un’umanità che ha dimenticato la natura. Metafisico e e disturbante, è un horror urbano che ulula contro il progresso.
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Unico indizio la luna piena (1985)

Adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen King, è un piccolo cult indimenticabile. Un bambino in sedia a rotelle, una cittadina americana e un mostro che si nasconde tra i vicini. Unico indizio la luna piena è un horror di provincia puro, intriso di malinconia, coraggio e atmosfera anni ’80, che si fa ricordare (e guardare) con nostalgia e affettuosità.
Dog Soldiers (2002)

Neil Marshall elucubra uno di quegli esempi afferenti al genere ma che, in maniera iperbolica, plasma la propria originalità. Plot da action movie, tensione da survival horror, soldati britannici, luna piena e lupi mannari che fanno a brandelli ogni certezza. Dog Soldiers è adrenalina pura, ironico e brutale come un incubo a occhi aperti. Un delirio di splatter e black humour.
When Animals Dream (2014)

Un horror danese intimo e glaciale, dove una ragazza scopre la propria natura di lupo in un villaggio che la teme. Niente politica del jumpscare ma solo inquietudine e poesia nordica. Jonas Alexander Arnby fa sì che il lupo, qui, assurga a essere identità e non semplice maledizione. Un titolo di genere fuori dal mainstream, perfetto per chi cerca toni melanconici e sofisticati nonché ambientazioni europee.
Bad Moon – Luna mortale (1996)

Cult di metà anni ’90, decisamente più diretto e sanguigno. Un licantropo, una famiglia e un pastore tedesco che ruba la scena, diventando il vero eroe di Bad Moon – Luna mortale, horror old school che mescola fedeltà, istinto e sangue in un crescendo di tensione. Dal finale decisamente pessimista, il film di Eric Red è una metafora sull’alienazione dell’uomo contemporaneo e sulla violenza pronta a esplodere senza preavviso.
L’uomo lupo (1941)

Prima del sangue digitale, prima delle trasformazioni in stop motion, c’era L’uomo lupo. Lon Chaney Jr. dà il volto (e alimenta la tragedia) al mostro romantico per eccellenza, un essere diviso tra colpa e destino. Nebbie, castelli, foreste e poesia gotica. È l’archetipo – nonché l’afferente al primo ciclo filmico dei Mostri della Universal – da cui discendono tutti i licantropi del cinema.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
