Mentre fuori esplodono zanzare e temperature, perché non rinfrescarsi con un po’ di sangue, urla e mostri anni ’80? Ecco 10 film horror iconici che hanno marchiato a fuoco un’intera generazione e che oggi, tra slasher, possessioni e vampiri col gel, restano perfetti da ri(vedere) anche sotto l’ombrellone — o in una baita isolata nel bosco.
Venerdì 13 (1980)

Capostipite dello slasher campestre, Venerdì 13 è il film che ha insegnato a un’intera generazione che campeggiare equivale a morire malissimo. Colpevole di aver aperto le danze del teen horror con machete, urla e ormoni alle stelle, il primo capitolo gioca con la suspense hitchcockiana prima di sfociare nel bagno di sangue. E se Jason è ancora ‘in divenire’, sua madre è già una leggenda con il coltello in mano. Iconico, rozzo, spietato: tutto quello che l’horror anni ’80 voleva essere.
La casa (1981)

Girato con due soldi e un’anima dannata, La casa è il film che ha reso Sam Raimi una leggenda del low-budget horror. Cinque ragazzi, una capanna nei boschi e un nastro maledetto: bastano pochi minuti perché l’inferno si scateni. Possessioni demoniache, gore senza pudore e una regia ipercinetica che inventa nuovi linguaggi visivi a colpi di dolly e schizzi di sangue. Grezzo, disturbante e geniale, è il manifesto underground del terrore anni ’80. Ash ancora non fa battute, ma la motosega è già in agguato.
Un lupo mannaro americano a Londra (1981)

Due backpacker americani, una brughiera inglese e una maledizione pelosa. Con Un lupo mannaro americano a Londra, John Landis mescola horror puro e commedia nera come un alchimista impazzito, dando vita a una pellicola che ancora oggi ringhia con forza. La trasformazione di David è un prodigio tecnico firmato Rick Baker, ancora inarrivabile. Ma è il tono schizofrenico tra tragedia e ironia a rendere il film indimenticabile. Un body horror atipico, romantico e sanguinolento, con la luna piena come unica certezza.
Poltergeist – Demoniache presenze (1982)

Dietro la patina suburbana da pubblicità di cereali si nasconde l’inferno. Prodotto da Spielberg e diretto (ufficialmente) da Tobe Hooper, Poltergeist – Demoniache presenze è l’incubo domestico per eccellenza. Bambini ipnotizzati dalla TV, clown inquietanti, armadi famelici e case costruite sopra cimiteri: tutto contribuisce a creare un horror che colpisce la famiglia americana al cuore. Un classico che non invecchia, tra effetti visivi sorprendenti e una tensione che si insinua come corrente elettromagnetica.
Creepshow (1982)

Antologia in technicolor da brividi e risate, Creepshow è l’amore pulp tra George A. Romero e Stephen King. Cinque storie brevi come pugnalate, in un tripudio di vendette post-mortem, cadaveri algosi e insetti a volontà. Omaggio spudorato ai fumetti EC Comics, gioca con il grottesco e l’assurdo, con una fotografia teatrale che sembra uscita da una graphic novel impazzita. È il lato ironico e vendicativo dell’horror anni ’80, con glitter, sangue e cartapesta.
Nightmare – Dal profondo della notte (1984)

Freddy Krueger non uccide solo: si insinua nei sogni, li deforma, li trasforma in trappole mortali. Con Nightmare – Dal profondo della notte, Wes Craven reinventa l’horror adolescenziale contaminandolo con l’onirico e il surreale, dando vita a uno degli antagonisti più carismatici e sadici del genere. Lame al posto delle dita, maglione a righe e ghigno da incubo: Freddy è una rockstar dell’orrore. Tensione pura e creatività visiva, con un’estetica che ancora oggi fa scuola. Dormire? Meglio di no.
Ammazzavampiri (1985)

Quando scopri che il tuo vicino è un vampiro, hai due opzioni: chiami la polizia o uno showman in declino che conduce un programma horror. Con Ammazzavampiri, Tom Holland firma una lettera d’amore ai mostri classici e ai fan del genere, con una storia di adolescenza e zanne. È cinema metacinematografico prima che andasse di moda: elegante, pop e con effetti speciali da manuale. Un teen horror che è anche un inno alla paura con il giusto tocco di lacca.
Dimensione terrore (1986)

Alieni vuoti, zombie in giacca da prom e armi improvvisate: Dimensione terrore è un pastiche folle che omaggia la fantascienza anni ’50 e il gore anni ’80. Fred Dekker scrive e dirige una pellicola piena di idee, battute fulminanti e cervelli in fuga. È teen horror con la materia grigia – letteralmente. Un film in cui il romanticismo adolescenziale si scontra con parassiti spaziali e fucili a canne mozze. E la frase “I cadaveri sono nel seminterrato” entra di diritto nella storia.
Ragazzi perduti (1987)

Biker vampiri, gel per capelli, musica sparata e un’estetica glam-rock da videoclip. Ragazzi perduti è il lato sexy, oscuro e ribelle del teen horror. Diretto dal compianto Joel Schumacher, è un mix di atmosfere gotiche, comicità e malinconia adolescenziale, dove diventare vampiro è (quasi) un rito di passaggio. Un cult assoluto che ha fatto scuola e poster, con Kiefer Sutherland in versione eyeliner e denti affilati. Nessuno è mai stato così cool… Succhiando sangue.
La bambola assassina (1988)

Chucky entra nella storia del cinema con un coltello in mano e la voce di un serial killer. La bambola assassina è il film che trasforma l’oggetto del desiderio infantile in veicolo del terrore puro. Tom Holland dirige con ritmo e ironia, tenendo in equilibrio tensione e black comedy. Il risultato è un horror psicologico travestito da slasher giocattoloso, dove il male ha le guance rosee e ride come un pazzo. Don’t underestimate the power of voodoo.

Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
